divino
Bel successo,
quasi un flop
Filippo Gentiloni
il manifesto del 31.12.2006
Fine d'anno, tempo di bilanci.
Ma è difficile tentare un bilancio del cattolicesimo, per molti motivi. Prima
di tutto per quella falsa identificazione del cattolicesimo mondiale con il
Vaticano, che lo rappresenta, ma fino a un certo punto. Qui, da Roma, si può
avere l'impressione di un successo: le folle in piazza San Pietro, i
collegamenti tv: per la benedizione di Natale urbi et orbi più di cento tv
collegate. E il papa dovunque in prima pagina, sia per le gaffes che per le
preghiere nella moschea. E i continui interventi su alcuni temi - sui pacs, ad
esempio - accompagnati dai silenzi a quasi su altri (ad esempio i drammi dalla
povertà e delle immigrazioni) .
Ancora più difficile il bilancio sul cattolicesimo mondiale, lontano da Roma.
Un esempio di grande importanza, quello statunitense.
Qualche dato riferito dal bel settimanale Riforma, delle chiese evangeliche,
sotto il titolo «I numeri di una crisi». Fra il 1930 e il 1975 i preti in USA
sono scesi da circa 60 mila a 45 mila (previsti 30 mila nel 2020, di cui la metà
avrà più di 70 anni). Oggi il 15% delle parrocchie Usa è senza prete. E'
stata chiusa più della metà delle scuole cattoliche. I matrimoni in chiesa
sono scesi di un terzo rispetto al 1965. In una quarantina di anni la frequenza
dei cattolici alla messa domenicale è calata da 3 su 4 a uno su quattro.
Analogo il calo sull'osservanza dei cattolici agli insegnamenti etici della
chiesa.
D'altronde i dati dei paesi di grande tradizione cattolica come il nostro
presentano aspetti analoghi, anche se con vistose contraddizioni. La gerarchia
si può rallegrare sui dati della frequenza all'insegnamento cattolico nelle
scuole, ma tre italiani su dieci dicono si alle nozze gay (in Italia il 31%, in
tutta l'Europa il 44%). In Italia il 63% ritiene che la religione sia troppo
invadente nella società.
Situazione, dunque, instabile, contraddittoria. La posizione piuttosto rigida
che caratterizza il nuovo pontificato non sembra favorire una maggiore adesione
dei cattolici alle prescrizioni della gerarchia. Tutt'altro, come ha dimostrato
ancora una volta il caso Welby.
Un segno meno sembra che si debba applicare anche ai rapporti ecumenici: i passi
avanti del tempo del Concilio sembrano ormai ben lontani. Va male anche in paesi
la cui importanza mondiale è in decisa crescita, come la Cina, dove è in atto
un vero e proprio scisma, anche se il Vaticano cerca di sottovalutarlo. Ora
l'attenzione «estera» del Vaticano è rivolta soprattutto all'islam. Rimane,
comunque, quell'abbraccio con gli Usa che sembra determinare fino in fondo,
condizionandolo, l'atteggiamento del Vaticano nel mondo. Soltanto del Vaticano o
di tutto il cattolicesimo mondiale ?