La maggioranza lontana dalla democrazia

 

 

di Stefano Rodot

 

 

la Repubblica del 18 aprile 2011

 

 

Siamo di fronte ad una aggressione continua, manifestazione pericolosa di una ossessione quotidiana di un presidente del Consiglio che, privo da sempre del senso delle istituzioni, affida la propria sopravvivenza alla riduzione dogni istituzione ad un cumulo di macerie. La sua furia si nutre di insinuazioni, minacce, aggiunge allattacco alla magistratura, abituale oggetto polemico, un nuovo affondo contro la scuola pubblica.

In questi giorni la Repubblica italiana sta prendendo congedo dallEuropa e dalla sua stessa Costituzione. Sta cos tagliando le proprie radici. Non siamo solo di fronte ad una crisi istituzionale e politica, pur profondissima. Sprofondiamo in un tunnel oscuro, diviene sempre pi evidente una "tirannia della maggioranza" ben al di l dei timori manifestati da Alexis de Tocqueville, perch la perversa legge elettorale maggioritaria e la sciagurata deriva verso il bipolarismo hanno separato i "designati" dai cittadini, hanno fatto perdere al Parlamento la sua virt rappresentativa.

Ha scritto un filosofo liberale, Ronald Dworkin, che listituzione dei diritti cruciale perch rappresenta la promessa della maggioranza alla minoranza che la sua dignit ed eguaglianza saranno rispettate. Quando le divisioni tra i gruppi sono molto violente, allora questa promessa, se si vuole far rispettare il diritto, devesser ancor pi sincera. Questi principi non scritti, ma fondativi della citt democratica, sono ormai estranei al modo dessere dellattuale maggioranza. E forse la stessa nozione di maggioranza parlamentare ha perduto il suo significato storico, poich siamo di fronte ad una semplice propaggine del potere di un autocrate, che premia famigli e designa successori, riceve suppliche da chi vuole andare ad occupare qualche posto di governo, dispone delle cariche pubbliche come di un pezzo del suo patrimonio personale.

Compiuta la prima fase della sua alta missione con ledificazione di un muro a tutela della sua persona, il presidente del Consiglio annuncia ora una inquietante e pericolosa "fase due". Possiamo legittimamente chiamarla "decostituzionalizzazione". Questo il tratto che unisce le proposte che dovrebbero segnare limminente stagione legislativa, nella quale si vuole sfruttare la spinta propulsiva delle radiose giornate del processo breve. Si tratta dellepocale riforma costituzionale della giustizia, del minaccioso ritorno della legge bavaglio sulle intercettazioni, della disciplina ideologica e proibizionista del testamento biologico.

La riforma della giustizia, infatti, vuole in primo luogo rendere disponibile per i voleri della maggioranza lintero sistema giudiziario. Questo non avviene soltanto attraverso una crescita complessiva del peso della politica in snodi fondamentali. Il punto chiave della riforma rappresentato dal fatto che materie oggi affidate ad una diretta garanzia costituzionale vengono trasferite alla legislazione ordinaria. Due esempi. Nellattuale articolo 112 della Costituzione si stabilisce che: Il pubblico ministero ha lobbligo di esercitare lazione penale. La riforma proposta dal Governo aggiunge le parole secondo i criteri stabiliti dalla legge: sar dunque la maggioranza del momento a stabilire in quali casi il pubblico ministero pu indagare. Nellattuale articolo 109 si stabilisce che lautorit giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria. La riforma proposta dal Governo prevede che il giudice e il pubblico ministero dispongono della polizia giudiziaria secondo le modalit stabilite dalla legge: sar dunque la maggioranza del momento a determinare le informazioni di cui i magistrati potranno disporre. Il mutamento radicale, la decostituzionalizzazione compiuta. Ci che la Costituzione aveva voluto sottrarre alla possibile prepotenza delle maggioranze, per garantire lautonomia della magistratura, dovrebbe essere assoggettato proprio a questa ipoteca.

Ed sempre la decostituzionalizzazione a comparire negli altri casi. Sappiamo bene che la stretta sulle intercettazioni colpisce uno dei fondamenti della democrazia, la libert dinformazione di cui parla larticolo 21. E la proposta di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (il testamento biologico) congegnata in modo tale da espropriare ogni persona del diritto fondamentale all

autodeterminazione, riconosciuto dalla Corte costituzionale sulla base degli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione.

Per chiudere definitivamente questa partita, lobiettivo finale indicato appunto nellodiata Corte costituzionale, con la quale il presidente del Consiglio annuncia un definitivo regolamento di conti, probabilmente affidato ad una legge che escluderebbe la possibilit di decidere con il voto della maggioranza dei suoi componenti, sostituito da un quorum particolarmente elevato. Una mostruosit giuridica, sconosciuta a ogni civile sistema giuridico, che produrrebbe lassurdo effetto di mantenere in vigore leggi che la maggioranza dei giudici costituzionali ha ritenuto illegittime. Il risultato complessivo di tutte queste mosse sarebbero la scomparsa di un effettivo sistema di garanzie, una alterazione degli equilibri costituzionale che ci porterebbe verso un mutamento di regime.

Questorizzonte ravvicinato, realistico e ineludibile, quello al quale si deve guardare per individuare le strategie possibili per opporsi a questa ascesa, che appare a qualcuno non pi resistibile con i mezzi ordinari della democrazia. Ma immaginare rovesciamenti del tavolo rischia di distogliere lattenzione dalla faticosa ricerca di quel che deve essere fatto qui e ora.

Dicevo che la fase due, quella della decostituzionalizzazione, inquietante, ma pure pericolosa. Il pericolo nasce dal fatto che siamo di fronte a proposte che potrebbero dividere il fronte delle opposizioni. Quando comparve la proposta di riforma costituzionale della giustizia, subito si materializz il singolare partito dei sedersialtavolisti. Ma chi mai accetterebbe di sedersi ad un tavolo da gioco insieme ad un baro, al tavolo di un ristorante dove il cuoco un noto avvelenatore travestito da chef creativo? Mi auguro che la lezione del processo breve alla Camera sia servita a dissuadere gli aperturisti ad ogni costo, convincendo tutti della necessit di mantenere saldo un fronte comune. Allo stesso spirito lopposizione dovrebbe ispirarsi in tutti gli altri casi, compreso quello del testamento biologico dove qualche cattolico potrebbe essere sedotto dallingannevole richiamo a valori non negoziabili.

In questi ultimi mesi Berlusconi ha costruito un conglomerato di cui non possono soltanto essere denunciate le modalit corruttive e i rischi grandi che fa cogliere al paese senza accompagnare questa diagnosi con una strategia politica conseguente parlamentare, sociale, elettorale. E allora. Riprodurre in tutte le prossime occasioni parlamentari i comportamenti tenuti in occasione del processo breve, sfruttare ogni spazio parlamentare per far discutere le proposte dellopposizione. Pu reggere la maggioranza ad una mobilitazione permanente che coinvolga lintero Governo? Non chiudersi in Parlamento, troppe cose avvengono nel paese. Costruire, quindi, una solida sponda politica per il crescente numero di cittadini che non si limitano a manifestare nelle piazze reale e virtuali ma, cos facendo, costruiscono una concreta agenda politica. Ma, soprattutto, per le opposizioni scocca lora obbligata dellunione, la sola a poter ricostruire le condizioni per una vera dialettica democratica.

Forse solo la saggia parola alle Camere del Presidente della Repubblica pu ricordare a tutti che la politica deve essere sempre costituzionale.