Il ritardo dell'Italia sui diritti dei gay

 

di Stefano Rodot

 

la Repubblica del 17 luglio 2011

 

Se avessi le risorse finanziarie, e una organizzazione non affidata alla mia sola persona, manderei a tutti i parlamentari, a commentatori assortiti, agli incalliti frequentatori dei talk show televisivi un kit che potrebbe chiamarsi "Letture minime prima di fare qualsiasi dichiarazione sulle questioni riguardanti le persone omosessuali". Il kit dovrebbe comprendere due libri appena pubblicati dal Saggiatore, Disgusto e umanit di Martha Nussbaum e L'abominevole diritto di Matteo Winkler e Gabriele Strazio; una fotocopia dei saggi apparsi sulla rivista Aggiornamenti sociali nel 2008; una fotocopia della sentenza della Corte costituzionale n. 138 del 2010.

Filosofia, etica, regole del dibattito pubblico, diritti: questi i punti di vista che s'intrecciano in quei documenti. Con un comune denominatore: tre parole forti - umanit, dignit, eguaglianza. E un interrogativo comune: legittimo escludere le persone omosessuali dal riconoscimento di diritti fondamentali?

A New York hanno appena detto che non possibile, e il Senato di quello Stato ha riconosciuto alle persone omosessuali il diritto di sposarsi. Non una novit in assoluto, perch sei Stati americani lo avevano gi fatto, e questa la strada seguita in Europa da Spagna, Olanda, Belgio, Norvegia, Svezia, Portogallo. Ci si allontana progressivamente dal "disgusto" per i comportamenti omosessuali, che Martha Nussbaum analizza mostrando come quel disgusto altro non sia che un rifiuto fondamentale della piena umanit dell'altro. Un rifiuto che in Italia persiste, anzi si rafforzato negli ultimi anni con l'esibito ricorso a un linguaggio violento da parte di politici autorevoli (si fa per dire), che ha accompagnato il ritorno esibito di una omofobia che sfocia in aggressioni, e che ha impedito l'approvazione in Parlamento di una modesta norma in questa materia.

possibile riprendere il cammino verso quella "politica dell'umanit" invocata proprio da Martha Nussbaum? O l'Italia condannata a rimanere prigioniera, chi sa per quanto tempo ancora, di un "abominevole diritto" che non garantisce alle persone omosessuali pieno rispetto, eguaglianza, dignit? Qui si coglie l'eguaglianza nel suo momento pi profondo, nel tessersi delle relazione personali e affettive, nella libera costruzione della personalit. Qui, dunque, all'eguaglianza dovuto un particolare rispetto: per la delicatezza delle situazioni che le sono affidate, le garanzie devono essere pi intense e sincere. Ma non soltanto una questione di eguaglianza. anche, o soprattutto, una questione di dignit. Dopo la rivoluzione dell'eguaglianza, infatti, i tempi pi recenti hanno conosciuto la rivoluzione della dignit. La dignit umana inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata: cos si apre la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. E la nostra Costituzione ci d una indicazione ancora pi precisa. La norma sull'eguaglianza, l'articolo 3, si apre con parole particolarmente forti e significative: Tutti i cittadini hanno pari dignit sociale. Eguaglianza e dignit, dunque non possono essere separate, e quest'ultima si presenta immediatamente come dignit "sociale", dunque come principio che regola i rapporti tra le persone, il nostro essere nel mondo, il modo in cui lo sguardo altrui si posa su ciascuno di noi.

Per vivere - ci ha ricordato Primo Levi - occorre un'identit, ossia una dignit. La persona, dunque, non pu essere mai separata dalla sua dignit. La rottura di questo nesso ci precipita nell'indegnit, nella costruzione di "non persone", o almeno verso forme insidiose di segregazione. Si devono, dunque, rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali.

Insormontabile l'ostacolo rappresentato dall'opposizione della Chiesa cattolica? Ho ricordato Aggiornamenti sociali, la rivista dei gesuiti, dove, sia pure con molta prudenza e una permanente ostilit all'ammissione del matrimonio, si scrive che risulterebbe contrario al principio di eguaglianza escludere dalle garanzie certi tipi di convivenze, segnatamente quelle tra persone dello stesso sesso. Poich si tratta di diritti fondamentali della persona, il riconoscimento istanza morale prima che garanzia costituzionale. E la Chiesa valdese, contestando una interpretazione restrittiva dei testi biblici, proprio in questi giorni ha "benedetto" l'unione di due persone omosessuali appartenenti alla sua comunit.

 

Insormontabili gli ostacoli giuridici? La sentenza della Corte costituzionale del 2010 stata criticata per aver dato una lettura chiusa della norma sul matrimonio invece di partire dal principio d'eguaglianza. Ma ha comunque riconosciuto la rilevanza costituzionale delle unioni omosessuali, poich siamo di fonte ad una delle "formazioni sociali" di cui parla l'articolo 2 della Costituzione, s che alle persone dello stesso sesso unite da una convivenza stabile spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri. Sono parole impegnative: un "diritto fondamentale" attende il suo pieno riconoscimento. E la Corte aggiunge: pu accadere che, in relazioni a ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessit di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale. Una barriera caduta. Il Parlamento non potr usare l'argomento, utilizzato in passato, di un presunto obbligo di non creare "contiguit" tra disciplina del matrimonio e disciplina delle unioni di fatto, argomento gi divenuto improponibile in base alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Gravi, allora, sono il silenzio e l'inerzia di un Parlamento timoroso e incapace di comprendere la societ.

Certo, un matrimonio di "serie B" pu esser visto come una rinnovata forma di segregazione. Ma una ripresa del tema generale delle unioni civili, comprese quelle omosessuali, aprirebbe comunque una fase diversa. Il diritto comincerebbe a riscattarsi dal suo abominio, riprendendo almeno la sua forza simbolica, la sua funzione di legittimazione di comportamenti civili, di rispetto profondo per l'altro. Martha Nussbaum ha detto che, se mi risposer, sar preoccupata del fatto che sto godendo di un privilegio negato alle coppie dello stesso sesso. Riecheggiava cos le parole del suo amatissimo Walt Whitman, il visionario cantore della libert americana: Io non accetter nulla che tutti non possano avere allo stesso modo.