Un prete scomodo che spavent la Chiesa

 

di Giovanni Gozzini

 

 l'Unit del 24 ottobre 2011

 

Enzo Mazzi a Firenze vuol dire Isolotto. Cio un quartiere povero della citt, storicamente legato ai renaioli che tiravano su la sabbia (la rena in toscano) dallArno: un mondo rimasto compatto di botteghe e mestieri. A mandare don Mazzi in quel quartiere era stato il cardinal Dalla Costa, lo stesso che nel 1938 aveva chiuso porte e finestre dellarcivescovado, in piazza del Duomo, quando Hitler aveva fatto visita a Firenze.

Nel 1966 quello stesso fiume che dava da mangiare, sommerse con le sue acque limacciose lIsolotto e tutta la citt. Don Mazzi era il parroco e insieme alla Casa del Popolo, ai democristiani e ai comunisti di allora, si dette da fare per aiutare la gente rimasta senza casa e senza lavoro. Niente di eccezionale: il pastore stava con le sue pecore, loro lo riconoscevano e lui le ascoltava.

NellItalia di quegli anni lIsolotto di don Mazzi incarnava unesperienza di comunit di base (allora si chiamavano cos) che cercava di praticare il Vangelo senza preclusioni politiche e badando al sodo: solidariet, accoglienza, povert condivisa. Dormire in cantina per far posto in canonica a una famiglia di sfrattati. La messa si diceva in italiano e non pi in latino, come aveva indicato il Concilio Vaticano II. Il prete smise di mostrare le spalle ai fedeli e si gir per sempre verso di loro: quello che faceva, la liturgia, era affare di tutti, non di un solo sacerdote.

Nel Sessantotto questo modo di fare Chiesa si color un po pi di politica. Contro la guerra in Vietnam, contro la Democrazia Cristiana che non aveva ricandidato La Pira, il sindaco che della pace aveva fatto la sua bandiera. Il successore di Dalla Costa, Florit, ebbe paura di questo andazzo. Una delle gocce che fece traboccare il vaso fu una lettera di solidariet inviata dallIsolotto agli studenti di Parma che avevano occupato la cattedrale in segno di protesta contro la Curia che voleva costruirne una nuova, pi grande e pi ricca. Non ce nera bisogno, dicevano: Ges lunica volta che si era arrabbiato davvero era contro i mercanti che occupavano il tempio. Ricchezza e Chiesa non devono andare daccordo.

Florit sospese don Mazzi e mand un nuovo parroco allIsolotto. Ma alla sua prima messa si presentarono in venti. Tutti gli altri andarono in piazza, dove don Mazzi continu a dire messa per tutta la comunit. Da allora in poi quella separazione fisica continu a rappresentare un diverso cammino. La comunit di base dellIsolotto (come tante altre in Italia) continu a praticare un Vangelo che significava stare in maniera intransigente dalla parte degli ultimi. Il Vescovo, la gerarchia segu una strada diversa, pi cauta, ma non rinunci ad esercitare il proprio potere: nel 1974 don Mazzi venne sospeso a divinis. Non per questo il parroco ufficioso smise di essere il pastore delle sue pecore: fino allultimo stato punto di riferimento non solo per le prese di posizioni pubbliche che facevano rumore sui giornali (come quella a favore di pap Englaro) ma soprattutto per unazione concreta, silenziosa e quotidiana di aiuto a chi aveva bisogno.

Potr sembrare strano ma se oggi la maggioranza dei cattolici italiani (il 53% secondo il sondaggio di Mannheimer reso pubblico domenica scorsa) non rivuole la Democrazia cristiana anche per merito (o per colpa) di don Mazzi. Gli ultimi due pontificati hanno lavorato molto per piallare le comunit di base, per togliere legittimazione e visibilit a un cattolicesimo eterodosso. Ma come tante altre cose del Sessantotto (si pensi a Steve Jobs che va in India prima di mettersi a inventare il computer per tutti) quel cattolicesimo non ha smesso di lavorare in profondit e di cambiare la testa degli italiani. Si pu essere molto religiosi senza per forza essere democristiani e senza per forza pensarla politicamente alla stessa maniera. Si pu cercare di vivere il Vangelo con coerenza senza per forza obbedire alle autorit ecclesiali. Si pu, si deve, pensare con la propria testa. Ci che nel

1968 sembrava eresia ora senso comune. Troppo spesso i politici chiusi nelle loro stanze non si accorgono di come cambiata lItalia. E ragionano (dato che sono in perenne carestia di idee nuove) su come ricostituire una presenza cattolica nella vita politica. Non sanno che decine di migliaia di cattolici prestano il loro impegno nel volontariato (come don Mazzi) preferendolo a una

politica che (almeno per come viene fatta professionalmente, si fa per dire, oggi in Italia) non li interessa e non li appassiona. Quello che li appassionava (e li appassiona) di don Mazzi era che non faceva politica per s, per fare carriera o per arricchirsi. O per difendere il posto di lavoro, come molti politici italiani attuali. Ma semplicemente per stare dalla parte degli ultimi.

Questo dice il Vangelo. Altro che nuovo partito dei cattolici.