Il crollo parallelo dei patriarchi milanesi

 

di Gad Lerner

 

in la Repubblica del 20 luglio 2011

 

L'improvviso crollo parallelo dei due patriarchi milanesi don Verz e Ligresti, fornisce la risposta pi chiara a coloro che non avevano saputo prevedere il fenomeno Pisapia. Assuefatti per cinismo allidea di eternit del potere, non avevano compreso che Pisapia era lantidoto al berlusconismo sprigionatosi dallinterno della medesima societ che lo aveva generato. Pure a sinistra suscitava incredulit, solo la primavera scorsa, uno slogan veritiero come "Milano libera tutti". E ora fa tremare i polsi di chi ha lonere di ridisegnare il futuro della metropoli lombarda, immaginarla a prescindere dai colossi con i piedi dargilla che vi hanno fatto il bello e il cattivo tempo per oltre un quarto di secolo. Trovando in Berlusconi non solo il garante che gli ha fatto oltrepassare indenni la bufera di Tangentopoli, ma, pi ancora, il garante culturale e materiale della loro continuit dalla Prima alla Seconda Repubblica.

Con modalit non cos dissimili, il San Raffaele e limpero immobiliare di Ligresti simboleggiavano legemonia di una destra capace di sottomettere la finanza e la politica, presentandosi come lunica forma possibile del potere contemporaneo. LOspedale San Raffaele, con i suoi reparti deccellenza e con la sua universit che esibiva come fiori allocchiello intellettuali del calibro di Massimo Cacciari, esprimeva lambizione alla supremazia in campo scientifico della sanit privata. Una leggenda metropolitana narra che grazie al polo ospedaliero di don Verz, Berlusconi abbia ottenuto che gli aerei in atterraggio a Linate non sorvolassero la limitrofa area residenziale di Milano 2, suo primo business vincente. Oggi suona tristemente beffardo notare che lufficio in cui si tolto la vita Mario Cal, il braccio destro di don Verz, sito nella medesima via Olgettina dove Berlusconi alloggiava le ragazze selezionate per i suoi festini.

Meno appariscente, ma altrettanto disperata, la situazione debitoria (due miliardi!) in cui versa il gruppo Ligresti, nonostante la singolare prodigalit mostrata da Unicredit nel tentativo di soccorrerlo. Dimezzato in pochi mesi il suo valore in Borsa, nessuno pu escludere un crac imminente. Ventanni fa Enrico Cuccia aveva gi salvato dal lastrico il compaesano di Patern, un costruttore che godeva della protezione speciale di Bettino Craxi. Lo accolse nel salotto di Mediobanca, lasciando intendere che si trattava di una pedina imprescindibile delleconomia di relazione. Nel frattempo Ligresti ha ingigantito la sua influenza, acquistando terreni in tutta larea milanese e creando il suo polo assicurativo. Non c scelta urbanistica che abbia potuto prescindere dai suoi interessi, fino a lasciare intendere che il destino familiare dei Ligresti e il destino di Milano fossero indissolubilmente legati. Non solo il frettoloso piano di cementificazione votato in extremis dalla giunta Moratti, ma perfino le primarie cittadine del centrosinistra furono condizionate dal confronto con quella figura ingombrante: Stefano Boeri addebita la sua sconfitta nelle primarie a maldicenze dovute a incarichi professionali per il gruppo Ligresti.

Non solo una coincidenza se entrambe le realt finite nellestate 2011 nellocchio del ciclone si erano ritrovate ventanni fa coinvolte nelle inchieste di Mani Pulite. Come Salvatore Ligresti, anche il suicida Mario Cal conobbe allora il disonore del carcere, accusato di aver corrotto dei funzionari dellUfficio imposte. Ci non ha impedito loro, nella Milano di Berlusconi, di consolidare una supremazia dovuta anche allimpunit.

Oggi i nodi vengono al pettine. Si scopre la dissennata spregiudicatezza della contabilit del San Raffaele, e i laudatores di don Verz cercano di spiegare il miliardo di debiti accumulati come mera conseguenza della sua "santa" megalomania, quando invece si trattato di dimestichezza nel ricevere finanziamenti sempre per via privilegiata. E allo stesso modo si scopre che Salvatore Ligresti coltivava interessi familiari, con tendenza allo sperpero, che nulla avevano a che fare con gli interessi della collettivit.

Pensare una Milano senza don Verz e senza Ligresti, fino a ieri, risultava impossibile a chi concepiva la subalternit ai potenti come lunica via praticabile dalla politica, se voleva aprirsi la via del governo. Cos, insieme ai due vecchi patriarchi, e al loro condottiero Berlusconi, giunge al capolinea unintera classe dirigente milanese che ha fatto dellaffarismo la sua unica cifra distintiva, depredando la citt e comprimendone le energie produttive. La Milano di domani ritrover la via dello sviluppo creativo facendo felicemente a meno di loro.