Il diritto negato

 

di Chiara Saraceno

 

la Repubblica del 5 agosto 2011

 

La decisione della signora di Treviso, malata di sclerosi multipla, di rivolgersi ad un giudice per nominare suo marito "amministratore di sostegno", ovvero persona incaricata di far valere le sue volont circa il rifiuto di trasfusioni di sangue e alimentazione forzata allorch lei non potr pi farlo direttamente, evidenzia non solo la drammaticit, ma la intima contraddizione delle norme sul testamento biologico di recente approvate dal senato e in attesa di approvazione alla Camera.

Una contraddizione che inconsapevolmente hanno esplicitato anche il ministro Sacconi e la sottosegretaria Roccella nel loro tentativo di sminuire la portata della pronuncia positiva del tribunale di Treviso. Affermano, infatti, il ministro e la sottosegretaria che una persona in grado di intendere e volere, e aggiungo io, di agire di conseguenza, pu liberamente rifiutare non solo ogni cura, ma anche di nutrirsi. Pu andarsene dallospedale, staccarsi dalle macchine, rifiutare medicine e interventi chirurgici, smettere di mangiare e bere. Tra laltro, il lento lasciarsi morire di fame un mezzo pi o meno consapevolmente scelto da molti grandi anziani stanchi di vivere, ma che "non riescono a morire", per usare le loro parole.

Questo diritto a rifiutare sia le cure che lalimentazione si basa sul principio dellhabeas corpus, il primo e pi antico diritto civile, sancito anche dagli articoli 2 (diritti inviolabili delluomo) e 13 (libert personale inviolabile) della Costituzione italiana. Questo diritto tuttavia, secondo ministro e sottosegretaria e secondo tutti coloro che hanno votato a favore della legge passata al Senato, cessa una volta che quella stessa persona ha perso vuoi la capacit di intendere o volere, vuoi quella di esprimere la propria volont, ancora lucidamente presente alla coscienza, ma non pi agibile direttamente. Il primo stato il caso di Eluana Englaro, il secondo di Piergiorgio Welby. Welby stato fino allultimo perfettamente in grado di volere ed anche di comunicare la propria volont, ma dipendente da altri per farla valere, dato che non poteva staccarsi da s dalla macchina che lo teneva in vita contro ogni suo volere e a prezzo di grandi sofferenze fisiche e psicologiche.

Questa negazione dellhabeas corpus e del diritto a far valere la propria volont proprio nei confronti di coloro che una malattia o un incidente hanno gi profondamente maltrattati nella loro integrit personale e nella loro capacit di autonomia, mi sembra una grave, insultante, indegnit. Ci che queste persone hanno detto e dichiarato perde valore una volta che non siano pi in grado di realizzarlo da soli. In nome della inviolabilit della vita umana diventano delle non persone. E le stesse persone che sarebbero, sono, chiamate a pronunciarsi sulla opportunit di un intervento, di una cura, perdono autorevolezza e riconoscimento se, in nome della volont espressa dal malato, chiedono che cessi ogni intervento.

Proprio per rafforzare lautorevolezza del marito sul piano giuridico la signora ha chiesto e ottenuto che questi venga nominato amministratore di sostegno, anche se laccanimento impietoso dei nostri legislatori potrebbe rendere inutile anche questo, sollecitando altri ricorsi al giudice, su su fino alla Corte Costituzionale. Ci si lamenta tanto delleccesso di giuridificazione dei rapporti tra persone e dello strapotere dei giudici; ma sono le leggi che non riconoscono la pienezza del diritto dei cittadini a dire su di s, anche a futura memoria, a stabilire non tanto come vogliono morire, ma come non vogliono essere tenuti in vita, a costringere a rivolgersi al giudice per proteggere s e i propri cari da uno stato invasivo e irrispettoso della dignit dei cittadini. Possono anche provocare ansie e paure aggiuntive e persino sollecitare decisioni contrarie alle intenzioni delle norme e degli stessi interessi delle persone.

Se si teme, infatti, che una terapia metta in moto processi da cui non si pu tornare, legalmente, indietro, finch se ne ha il potere si pu decidere di non iniziarla/non farla iniziare neppure, anche se potrebbe rivelarsi positiva. Una ragione in pi per non intervenire se non a protezione e sostegno della libert e dignit dei soggetti coinvolti in quellarea incerta che sta tra la vita e la morte, tra la speranza che le cose migliorino e la consapevolezza di ci che soggettivamente sostenibile e accettabile.