La menzogna come bandiera

 

 

di Barbara Spinelli

 

 

la Repubblica del 19 aprile 2011

 

Due mesi prima della marcia su Roma, l8 agosto 1922, Luigi Einaudi prese la penna e disse quel che andava detto nelle ultime ore della democrazia. Disse alcune cose semplici, profetiche: che pi facile sperare di risolvere con mezzi rapidi ed energici un problema complesso, che risolverlo in effetto. Che lidea di sostituire il politico con uomini provenienti dalle industrie, dalla vita vissuta, favola perniciosa. Nella favola i non-politici trasporteranno al governo i metodi di azione che sono loro familiari; faranno marciare le ferrovie; licenzieranno gli inetti; incuteranno un sano terrore agli altri. Ma una chimera, e la macchina sincepper: Il problema da risolvere non gi di trovare dei grandi industriali disposti a governare la cosa pubblica con la mentalit industriale. Essi non potranno fare che del male. Saranno degli straordinari improvvisatori.

Saranno audaci, ma il primo impulso di simili audaci di semplificare quel che complesso: di tagliare i nodi gordiani, di mandare a spasso il giudice che non decide un processo in ventiquattro ore, di ordinare ai direttori delle banche di emissione di far scendere il cambio del dollaro a 10 lire e cos via.

Gli italiani tuttavia erano attratti dalla chimera, allora come oggi. Il fatto che si sentivano abbattuti, tristi: erano come malati che non trovano tregua alle loro sofferenze da qualunque lato si voltino. La via della dittatura pareva cos rapida, e brillante, mentre comera noiosa, fastidiosa, minuta, la via della legalit costituzionale, sotto il maligno sguardo di giornali avversari e infidi! a questo punto che Einaudi, che nel 48 sar il secondo Presidente della Repubblica, ricorda come esista una sola salvezza dallerrore e il disastro che la dittatura: la discussione, essenza della democrazia. Al cittadino triste e malato ci si rivolge con fiducia, non trattandolo come un triste, un malato. Meglio informarlo bene e aiutarlo a discutere sul vero e il falso, piuttosto che dargli verit preconfezionate per sedarlo. Meglio una pluralit di poteri, che il potere apparentemente efficace di uno solo.

Sono saggezze che tanti italiani hanno difeso lungo il tempo, ma che si sfaldano quando viene meno la discussione libera. Si sfaldano da quasi un ventennio e spesso vien da pensare che siamo nella stasi pi totale, ma non cos: ultimamente qualcosa si incrinato ancor pi vistosamente. Accusato di reati commessi prima e dopo essere entrato in politica, il premier ha smesso di presentare le leggi che si fa cucire sulla propria persona come utili per lintero Paese. I suoi seguaci, politici o giornalisti, hanno cominciato a dire apertamente, senza remore, che s, il Parlamento deve mobilitarsi per mettere il capo sopra la legge e le corti. Il capo quel conta, e i suoi eventuali reati sono bazzecole, da non evocare. Di bene pubblico nessuno parla pi, linganno si disfa e tutto ruota attorno a un privato che governando gode di meritati privilegi.

cosa sana e buona, rispondere a un attacco giudiziario ad personam con leggi ad personam. Lo stesso Berlusconi ha citato il mitico mugnaio prussiano che nel 700 decise di veder riconosciute le proprie ragioni, e ai soprusi di Federico il Grande replic: C pur sempre un giudice a Berlino. Solo che Berlusconi non un mugnaio, diffida dogni giudice, ed essendo Re assoluto pensa di non dover rispondere dei propri soprusi, di potersi fare giustizia da s. Perfino lapologo sulla giustizia del mugnaio riuscito a riscrivere, trasformandolo in apologo dellimpunit.

Altra incrinatura visibile, da settimane, nel linguaggio dei potenti. I giudici che indagano sui reati sono chiamati ufficialmente brigatisti (Berlusconi davanti alla stampa estera, 13 aprile). Il loro scopo sovvertire lo Stato, violare la sovranit del popolo elettore. Egualmente eversore chiunque dissenta: giornalisti, intellettuali, coi quali non si discute. lunga la lista dei neo-terroristi, e in cima a tutti sta ora Asor Rosa. Probabilmente anche il cardinale Tettamanzi disarticola lo Stato, avendo detto domenica scorsa al Duomo che davvero paradossali sono questi giorni in cui tocca domandarsi: Perch ci sono uomini che fanno la guerra, ma non vogliono si definiscano come "guerra" le loro azioni violente? Perch molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni?. Siamo, insomma, davanti a un salto di qualit importante, a qualcosa che somiglia a una vigilia: tanto esibiti, innalzati come stendardi, sono inganni e paradossi. Il colmo, a mio parere, stato raggiunto con lelogio, da parte di un giornale del potere berlusconiano, del Grande Inquisitore di Dostoevskij (Il Foglio, 16-4). Nelle Lamentazioni che si recitano alla vigilia della Croce e della Resurrezione, Geremia parla di abominio, di panno immondo, e c un elemento di abominio nellallegra difesa di una delle pi nere leggende della letteratura. Come pretesto si scelto il libro di Franco Cassano, LUmilt del Male (Laterza). La leggenda narra di Ges che torna sulla Terra - con la sua mitezza, con i suoi messaggi di libert - e per la seconda volta, quindici secoli dopo la sua morte, giustiziato.

Ma il libro stravolto, usato in difesa del nostro premier. LInquisitore non forse santo ma di certo pi attento alle umane debolezze di quanto lo sia stato Cristo, perch sa quanto il male sia radicato nelluomo e come difficile sia estirparlo e dare pace ai mortali infelici invece che tormento e angoscia. Sa che luomo non sopporta la libert che Cristo gli ha dato: che la salvezza la trover inginocchiandosi davanti allautorit, commettendo le colpe che vuole ma col consenso delle gerarchie ecclesiastiche, le quali prenderanno su di s il castigo patteggiando con Satana. Le parole che ho letto sabato sul quotidiano berlusconiano sono stupefacenti.

scritto che il cardinale gesuita di Siviglia (lInquisitore), impartisce (a Ges) una lezione appassionata e tragica di umilt del male

e di teologia della storia e nella storia, spiegandogli che il suo aristocratismo etico, la sua bont naturale e santa, non riesce a fare i conti, come riesce invece e bene la sua chiesa gerarchica, con la natura radicale del peccato umano. Ges non ha la boria e la iattanza dei neopuritani che oggi avversano Berlusconi, ma in fondo appartiene anchegli a una minoranza etica, che non ama gli uomini come li ama e li aiuta la Chiesa. Solo la Chiesa e lInquisitore amano davvero, perch tengono conto dei bisogni umili delle maggioranze relativamente indifferenti, di coloro che non sono tra gli eletti, che per insicurezza chiedono protezione e sogni, magari anche rivolgendosi ad agenti del male, e che praticano la tutela del proprio interesse legittimo nelle forme e nei modi possibili alla creatura umana sofferente (i corsivi sono miei).

Se Ges non diventa un brigatista, solo perch nel momento decisivo (un momento musicale, vien definito) tace e bacia lInquisitore, a suo modo assoggettandosi. Cos vengono distorti sia Ges sia Dostoevskij: con il suo bacio, infatti, Ges non sassoggetta affatto; non accetta il parere dellInquisitore e i consigli di Satana. Il bacio dato perch lInquisitore ha detto la verit, su se stesso e la Chiesa (la Chiesa gerarchica, non la Chiesa-popolo di Dio). Perch ancora una volta, come sempre ha fatto, Ges restituisce alluomo, compreso il malvagio, la piena libert di scegliere, ragionando, tra il bene e il male. Dostoevskij almeno lo racconta cos: il vecchio Inquisitore sussulta, il bacio gli arde nel cuore anche se resiste nella sua idea.

Non ho mai letto elogi simili del Grande Inquisitore, e mi domando cosa li renda possibili: oggi, qui in Italia. Forse perch siamo oltre la constatazione che lumanit fatta di un legno storto. La stortura non constatata, ma incensata, addirittura cavalcata. Una sfiducia radicale negli uomini permette agli inquisitori odierni di trasformare il male e lingiustizia in vanti personali messi trionfalmente in mostra. Luomo malvagio. Inutile, assurdo, scommettere sulla sua libert come fece Cristo, perch questa libert la creatura umana vuole consegnarla, in cambio di protezione e sogni (di felici canzoni infantili e cori e danze innocenti, scrive Dostoevskij) a chi usa le tre grandi forze necessarie al controllo delle coscienze: il miracolo, il mistero, lautorit.

Per questo si giunge sino a sfoderare la menzogna come bandiera. Si dice senza temere smentite che Berlusconi stato sempre assolto nei processi. un falso: su 16 processi, solo 3 lo hanno assolto, gli altri o sono stati prescritti o stato abolito il reato con leggi ad hoc. Si dice che i suoi processi iniziarono appena entr in politica. un falso: cominciarono prima, e fu colpa di tutta la classe politica accogliere chi era gravemente indagato. Da allora mentire divenuto possibile, fino alle escrescenze odierne. Da allora la democrazia ha smesso di essere discussione e separazione dei poteri, intrisa com di paure, ricatti, silenzi inauditi. La macchina non ha funzionato, ma resta lillusoria speranza in un audace, che infranga le leggi e permetta agli uomini deboli, inermi, di consegnargli la loro libert in cambio di favole e favori