Madre nostra dove sei nei cieli? "Eva e Maria, cos la Chiesa ha sacrificato la donna"

 

di Natalia Aspesi

 

la Repubblica del 12 maggio 2011

 

Pare di sentire il sussurro di decine di computer con cui geniali signore stanno scrivendo libri sugli errori e gli orrori del mondo verso le donne, e la fonte di tali orrori-errori, perpetrati ovviamente dagli uomini, sembra inesauribile: un boom attuale che aveva gi trionfato negli anni del femminismo militante e vincente, e poi si era spento verso la met degli anni '90, quando una valanga di altre intrepide signore, adattandosi all'intorpidimento generale, si era messa a scrivere sulle meraviglie del mondo verso le donne, tipo come fare shopping, come non restare single, come assomigliare alle top model, cosa fare proficuamente a letto.

Da un paio di anni per fortuna c' stato un risveglio di brontolii femminili colti, intelligenti, creativi, appassionanti, impeccabili, sotto forma di saggi di successo, che entusiasmano i maschi pi maschilisti (tanto sanno che non cambia nulla) e vengono regolarmente massacrati dai talk-show rimasti ancorati alla necessit di banalizzare sia l'esposizione del corpo delle donne che la loro lapidazione, per essere sicuri di fare audience. In questo fervore di scrittura femminile molto

terrena, che chiama in causa i poteri contemporanei, la politica, la televisione, la pubblicit, le escort e le ministre col tacco a spillo, appare finalmente il personaggio pi inaspettato, umano e celestiale, antico ed eterno, celebre e sconosciuto, mitico ed universale, da imitare e inimitabile: la Madonna, Maria di Nazareth, per Michela Murgia semplicemente Mary: Ave Mary, come si intitola il suo nuovo libro (Einaudi Stile libero), sottotitolo "E la chiesa invent la donna".

Si sa che la scrittrice sarda, 39 anni, che con il suo romanzo Accabadora ha vinto il Campiello, il SuperMondello e il Dess, una credente organica, non marginale, come si definisce lei, che rivendica il diritto di critica dall'interno della Chiesa che, con gli ultimi due papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, sta vivendo una lunga continuit conservatrice. E mentre racconta l'uso spesso distorto che stato fatto e si continua a fare di Maria di Nazareth, la placida e ferrea signora di Cabras ricorda quanto sia ancora difficile per le Mary di oggi, credenti e no, fuori e dentro la Chiesa, sfuggire agli stereotipi incongruentemente patriarcali, essere davvero libere. Per secoli la Madonna ritratta dagli artisti stata una giovane madre bellissima, talvolta anche carnale, addirittura a seno nudo, riccamente abbigliata, con in braccio il suo bambino: vengono per esempio in mente la rinascimentale Adorazione dei magi di Jan Gossaert attualmente nella mostra dedicata all'artista cinquecentesco fiammingo alla National Gallery di Londra; oppure la meravigliosa Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, una affascinante popolana dall'abito scollato, che incrociando le gambe e tenendo in braccio il suo piccino, si affaccia curiosa da una porta. Poi, dalla

met del XIX secolo, con i nuovi dogmi mariani e i veggenti di Lourdes e di Fatima, Maria smise di essere madre, lasci da qualche parte il suo piccino, si vest solo di bianco e azzurro, adombrando il viso dentro un velo, si sistem su una nuvola con le mani raccolte in preghiera, rivolse gli occhi al cielo e assunse un'espressione afflitta, quella della Mater Dolorosa, che in altre raffigurazioni luttuose si sarebbe inginocchiata ai piedi del figlio crocefisso.

Finalmente si era trovato il vero destino delle donne, un'ascesa verginale alla solitudine e alla sofferenza, per accollarsi la sofferenza degli altri, prendersene cura e nel caso personale di Maria, assistere al sacrificio del figlio, in un moltiplicarsi di drammatiche Piet che, come quelle di Michelangelo, non intaccano la giovinezza della Madre, rimasta sedicenne, ad accogliere sul suo grembo il corpo martoriato del figlio trentenne. Non esistono immagini della Madonna vecchia, (e neppure morta) se non di sfuggita in qualche film non convenzionale, e non si vorrebbe essere blasfemi imputando anche a questa scelta santa il fatto che pure oggi, anzi soprattutto oggi, invecchiando le donne sembrano scomparire nel nulla, perdere senso e potere. Ancora difficile capire per quale ragione a un certo punto della storia del mondo le donne furono considerate nemiche del genere umano, e per terrorizzarci Murgia cita l'incazzatissimo apologeta Tertulliano,


 

vissuto tra il II e il III secolo: Ogni donna dovrebbe camminare come Eva nel lutto e nella penitenzaLa condanna di Dio verso il tuo sesso permane ancora oggi Tu sei la porta del demonio! A causa di ci che hai fatto il figlio di Dio dovuto morire!.

Ogni fregatura femminile nei secoli dunque partita dalla disubbidiente Eva (e infatti le donne ancora oggi si sentono dire dai maschi di famiglia, ubbidisci!, segue gestaccio da parte delle signore) e dal suo peccato originale, che fece cacciare Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre e condann l'uomo a lavorare con sudore e la donna a partorire con dolore. Quando dalla met dell'800 la scienza cominci a studiare la possibilit di separare il parto dal dolore con l'anestesia (e dal 1930 con l'epidurale), il dibattito teologico, tutto maschile, si fece rovente; come osava la scienza eliminare la punizione divina obbligatoria per le donne? Finalmente nel 1956 Papa Pio XII defin "non illecito" il parto indolore, anche se la maternit dolorosa restava la maledizione specifica per le figlie di Eva. A me pare che nessun teologo and in crisi quando il diffondersi delle macchine aiut gli uomini a non faticare e quindi a non sudare. Michela Murgia ha una cultura teologica vasta e una avventurosa esperienza di vita: ha lavorato in un call center e ha fatto il portiere di notte, l'insegnante di religione, la venditrice di multipropriet, l'animatrice dell'Azione Cattolica, la dirigente di una centrale termoelettrica, stata per anni lo scandalo del suo paese andando a vivere col suo fidanzato, (ignominia!) poi sposandolo civilmente (che sempre peccato!), infine, cristianamente convinta, in chiesa.

Ave Mary intreccia sapienza e ironia, Sacre Scritture e vita, non dando tregua a tutti gli errori e le stupidaggini che credenti chic e atei devoti hanno scritto e soprattutto diffuso attraverso la televisione. Smitizza Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la Pace, beatificata, essenziale esempio di femminilit sacrificale, che per la Chiesa cattolica non rappresentava solo una campionessa di carit, era soprattutto una vestale della sua dottrina morale sulla vita, quella che maggiormente interferiva con la libert delle donne di disporre di s stesse. Rilegge per noi Mulieris Dignitatem, il documento del 1988 in cui Giovanni Paolo II usa per la prima volta l'espressione "genio femminile": e rifiutando l'eguaglianza tra uomo e donna, sceglie la differenza, come una parte importante del femminismo, per riconfermando la subordinazione sociale e familiare della donna, non pi enunciata in nome di una inferiorit di genere, ma fondata su una pretesa superiorit di ruolo spirituale.

Dar certamente fastidio al rumoroso e ingombrante divismo dei nostri atei devoti, la grazia con cui ricorda come la Chiesa abbia deliberatamente ignorato nella Bibbia le decine di immagini femminili di Dio, privando le donne del diritto di riconoscersi immagine di Dio, in un Dio che fosse anche a loro immagine. E il modo malizioso in cui rispolvera una frase molto pericolosa pronunciata nel

1978 da quel povero Giovanni Paolo I dal brevissimo papato: Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile: pap, pi ancora madre. Panico in Vaticano, terrore di uno

spaventoso abisso teologico e simbolico, subito sepolto con la morte di papa Luciani. Ma Joseph Ratzinger quando era ancora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ci ricorda l'implacabile credente devota Murgia, si espresse con molta chiarezza in merito alla questione del Dio Madre che ancora si aggirava per i corridoi vaticani come una patata bollente: "Non siamo autorizzati a trasformare il Padre Nostro in una Madre Nostra: il simbolismo usato da Ges irreversibile, fondato sulla stessa relazione uomo-Dio che venuto a rivelarci".