Senza parole

 

di Sergio Paronetto*

 

www.paxchristi.it del 18 luglio 2011

 

Disarmo, pace, nonviolenza sono oggi le grandi parole assenti dalla economia, dalla politica, dal linguaggio. Ma noi, operatori di pace, accettiamo di restare senza parole?

 

Assenza n. 1 nella manovra finanziaria. Nessun accenno a una riduzione delle spese o delle basi o delle missioni militari o a una riconversione parziale dell industria bellica. Anni fa Roul Follereau chiedeva alle due superpotenze un bombardiere in meno per sconfiggere la lebbra. Quasi nessuno oggi chiede qualche F-35 in meno per spese sociali o per la cooperazione internazionale. La campagna di Pax Christi e della Rete Disarmo pienamente attuale. Ma fragilissima.

 

Assenza n. 2 nel dibattito economico. I nove impegni per lo sviluppo proposti da Il Sole 24 Ore il 16 luglio, apprezzati dal presidente Napolitano, contengono elementi interessanti ma non prevedono le parole disarmo, riconversione o simili. Sembrano parole tab, parole non negoziabili, avvolte da un manto sacrale intoccabile.

 

Assenza n. 3 nel linguaggio democratico. Un recente studio sul lessico degli italiani, promosso dallOsservatorio Demos-Coop, rileva il diffondersi di un linguaggio post berlusconiano con parole miti come energia pulita, solidariet, bene comune, partecipazione, merito, unit nazionaleIl clima politico sembra rinnovarsi. Laria mentale si fa pi pulita. E vero che bene comune e solidariet contengono la pace. Ma la pace collegata al disarmo o alla nonviolenza non c o non ancora parola comune operativa tra i giovani progressisti.

 

Conclusione. Lazione comune degli operatori di pace da re-inventare. Con un calmo determinato impegno quotidiano. Le parole hanno bisogno di attori capaci di dirle e di tradurle. Altrimenti, osserva il sociologo Ilvo Diamanti, rischiano di perdere significato. E di perdersi, a loro volta. Lasciandoci sperduti. Senza parole.

 

 

 

*vicepresidente di Pax Christi