L'ultima volont espropriata

 

di Stefano Rodot

 

la Repubblica del 13 luglio 2011

 

Pessima giornata, ieri, per la civilt giuridica di questo paese. Pessima giornata per la legittimazione sociale del Parlamento, che si allontana vertiginosamente dalle persone, da anni favorevoli quasi all80% al diritto di ciascuno di decidere liberamente sulle modalit del morire.  Questo ci dice il voto con il quale la Camera dei deputati ha approvato le norme sulle "dichiarazioni anticipate di trattamento" che espropriano ciascuno di noi del potere di decidere sul morire. Non ancora una legge della Repubblica, perch il testo dovr di nuovo essere esaminato dal Senato. Ma, dopo che si riusciti a peggiorare un testo orribile gi allorigine, ogni speranza che i senatori possano avere qualche ripensamento sembra del tutto infondata.

Al posto della volont della persona compare ormai, violenta e invadente, quella del legislatore. Perdiamo il diritto allautodeterminazione, che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 438 del

2008, ha riconosciuto come diritto fondamentale della persona. Si esclude, infatti, che la persona possa liberamente stabilire quali siano i trattamenti che intende rifiutare qualora, in futuro, si trovi in situazione di incapacit. Le sue dichiarazioni non hanno valore vincolante, vita e corpo della persona sono sottratti al governo dellinteressato e affidate a regole autoritarie, alla pretesa del legislatore di farsi scienziato, ed alla decisione del medico. La persona scompare, altri soggetti compaiono al suo posto. La dignit nel morire cancellata.

Invece di rispettare la persona quando riflette sul momento pi difficile e intimo della sua esistenza, si d voce ad uno spirito vendicativo, esplicitamente dichiarato da quelli che hanno attribuito al testo votato ieri la funzione di chiudere la fase aperta dalla decisione della Corte di Cassazione nel caso di Eluana Englaro.

Una rivincita contro una sentenza definita "giacobina" (quale approssimazione culturale in questo modo di esprimersi!), mentre si trattato di una sentenza cos accuratamente argomentata da mettere la nostra giurisprudenza al livello della miglior riflessione giuridica internazionale su questi temi.

Ieri, al contrario, ci siamo allontanati dallEuropa e dal mondo, spinti dal medesimo, cieco furore ideologico che ha prodotto la pessima legge sulla procreazione assistita, che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima in alcuni dei suoi punti pi significativi e di cui si occuper anche la Corte europea dei diritti delluomo.

Questo il destino al quale va incontro la legge sul testamento biologico. Ed inquietante che nel dibattito parlamentare siano state usate parole quasi intimidatorie, quando si detto che sarebbe un brutto giorno per la democrazia quello in cui la Corte costituzionale decidesse contro la maggioranza del Parlamento, una volta investita del giudizio sulla nuova legge.

Possibile che ogni volta si debba ricordare ai parlamentari che le corti costituzionali sono appunto "giudici delle leggi", che hanno proprio il compito di vegliare sul rispetto dovuto dal Parlamento alla Costituzione? Possibile che ignorino che la discrezionalit del legislatore incontra limiti precisi in particolare quando sono in questione la vita, la salute, la dignit della persona?

La verit che il testo votato ieri non chiuder le polemiche, ma avvier una lacerante stagione di conflitti. Si detto che si voleva sottrarre ai giudici il potere di decidere sulla vita. Accadr il contrario, perch siamo di fronte a norme che apriranno la via a contestazioni, a ricorsi, a eccezioni di incostituzionalit.

Si imposta una logica che rende le persone prigioniere proprio di quelle costrizioni dalle quali, con un testo semplicemente ricognitivo del diritto allautodeterminazione, avrebbero potuto liberarsi. Si corre il rischio di vie traverse, di sotterfugi. Esattamente il contrario della lezione civile di Beppino Englaro, che ha accettato la via aspra e lunga della legalit, e che ieri, per questo, stato insultato nellaula di Montecitorio. Si incentiver il terribile "turismo eutanasico" verso altri paesi, un cammino che gi pi duno ha cominciato dolorosamente a percorrere.


 

Questi sono i frutti amari dellideologia, della pretesa di sottomettere ai propri convincimenti "le vite degli altri", proprio quelle che dovrebbe essere massimamente rispettate. E quel che accade in tutti i paesi che hanno approvato leggi in questa materia, quel che hanno fatto, con vera carit cristiana, la Conferenza episcopale tedesca e il Consiglio delle Chiese evangeliche nellopuscolo con il quale hanno dato ai fedeli le istruzioni sul testamento biologico, che legittimano quasi tutto quello che in Italia viene vietato.

Ma questo pure il frutto amaro di un bipolarismo distruttivo, di una cieca obbedienza di parlamentari ormai senza relazione alcuna con il mondo che li circonda, di una appartenenza imposta dal fatto che il loro destino personale e politico solo nelle mani del padrone della maggioranza.

Nella vituperata Prima Repubblica la civilt del confronto non venne meno neppure nella discussione di leggi assai pi dirompenti per i problemi di fede che ponevano, come quelle sul divorzio e, soprattutto, sullaborto. Oggi che si prospetta il ritorno di un partito cattolico, con imprimatur cardinalizio, la vicenda del testamento biologico non lauspicio migliore.