Lattrazione di cl per il potere politico

 

di Chiara Saraceno

 

in la Repubblica del 22 agosto 2012

 

Da anni, ormai, lappuntamento del meeting di Rimini loccasione per aggiornare lorganigramma del potere politico in corso. Ha ragione leditorialista di Famiglia Cristiana a segnalare che tutti i governanti in carica sono passati da Rimini, ogni volta generosamente applauditi dai militanti ciellini e soprattutto dai loro leader. Certo, per poter continuare a dichiararsi al di fuori dei partiti, e per non trascurare nessuna possibilit di alleanza con chi conta, i ciellini di volta in volta invitano anche qualche selezionato esponente dellopposizione. Ma ci che impressiona, in un movimento che si legittima come ispirato innanzitutto da motivazioni religiose, che vuole mettere al servizio anche di un progetto di societ, la forte attrazione, passione direi, per il potere politico e per chi lo detiene. una passione che viene da lontano. Se ne possono trovare tracce gi negli approcci che don Giussani faceva ancora negli anni Sessanta con alcune correnti democristiane, in particolare quella di Flaminio Piccoli, in un gioco tutto interno allallora inaffondabile partito di governo. La commistione religione politica gi nelle origini del movimento di don Giussani. Con la nascita di Cl, movimento ormai non pi solo di studenti, ma di un pezzo di societ civile ed economica, e la fine della Democrazia cristiana, la ricerca delle alleanze e le reciproche richieste/offerte di legittimazione si sono sviluppate a tutto campo e con maggiore spregiudicatezza. Da Giulio Andreotti, grande e mai ripudiato patron fin dalle origini dei Meeting, a Pier Luigi Bersani, da Romano Prodi a Silvio Berlusconi fino a Mario Monti e Corrado Passera, tutti sono passati da Rimini, ricevendone consensi e applausi. Ad ogni giro di walzer, ad ogni cambio di cavaliere politico, Cl e i suoi leader si buttano alle spalle quello immediatamente precedente. Felicemente immemori, espungono da s ogni sospetto di corresponsabilit per progetti e alleati pure entusiasticamente abbracciati e lodati lanno prima. con questa assoluta mancanza di autocritica che oggi viene data per esaurita la Seconda repubblica e vengono parzialmente (ma non troppo, perch non si sa mai) offuscati i suoi leader, che fino allo scorso anno occupavano il centro della scena. Che Cl abbia fornito legittimazione a molti leader della Seconda repubblica e ai governi di Berlusconi, traendone non pochi vantaggi sul piano economico e della diffusione delle proprie aziende, scuole, iniziative varie, non neppure menzionato, tanto meno fatto oggetto di riflessione critica in pubblico. Anzi, c, appunto, la corsa a cercare nuove alleanze per proseguire come prima, sotto la parola chiave di sussidiariet. Lunica presenza che imbarazza un po, ma neppure troppo, quella di Roberto Formigoni che rischia di diventare il capro espiatorio e lagnello sacrificale con cui Cl si libera provvisoriamente da vicinanze diventate scomode.

Va detto che al cinismo di Cl corrisponde quello dei politici amici di turno. Nessuno si sottrae. Non lo ha fatto lanno scorso neppure Giorgio Napolitano, anche se ragioni di garanzia istituzionale e di universalismo avrebbero potuto sconsigliare un tale forte atto di riconoscimento e legittimazione a quello che un movimento (anche) politico di parte, per quanto ondivago. Tutti vanno in passerella per strappare lapplauso e cercare consenso. E pazienza se questo , come si visto, effimero e sempre revocabile sulla base degli interessi molto materiali e poco spirituali dei leader del movimento, senza che la base, apparentemente, si faccia venire qualche dubbio su giri di walzer spesso molto vorticosi.

Monti e Passera non sono diversi da chi li ha preceduti su quella passerella. Anche se, da chi ha fatto della propria tecnicit legittimata dalla competenza una specie di mantra, talvolta anche un po arrogante nei confronti sia della politica che dei cittadini, ci si sarebbe aspettati un po pi di sobriet e di concretezza e meno fumo. Sentirsi dire che c la luce in fondo al tunnel suona un po come una presa in giro ai milioni di italiani e alle loro famiglie alle prese con la crescita esponenziale della cassa integrazione, alla difficolt dei giovani di trovare un lavoro e un salario decente, alla difficolt di molte donne non solo a tenere un lavoro, ma a conciliarlo con la presenza di responsabilit di cura in citt costrette a tagliare servizi (e posti di lavoro) che erano gia insufficienti. Sono espressioni da campagna elettorale, non da tecnici-politici responsabili e non attratti dalle sirene di un consenso tanto facile, quanto effimero.