IL TEOLOGO CHE SOGNA LA CHIESA DEL CONCILIO,

Francesco Pacifico

la Repubblica 05-06-2012

Intervista a Matthew Fox

Matthew Fox, americano, teologo ed ex domenicano, si era fatto conoscere in Italia con "In principio era la gioia", un libro felice tutto improntato alla riscoperta della tradizione cristiana dell'amore per la natura – da Tommaso a San Francesco a Meister Eckhart, contro l'ossessione del peccato originale. "La guerra del papa – perché la crociata segreta di Ratzinger ha compromesso la Chiesa (e come questa può essere salvata)" (Fazi) è invece teso e oscuro. Qui Fox smonta pezzo a pezzo la vita e l'operato di Ratzinger, l'uomo che dopo una disputa durata tutti gli anni Ottanta ha allontanato Fox dall'insegnamento e dall'ordine domenicano nel 1993.

Lei scrive che nella Chiesa è in corso uno scisma da quarant'anni.

«Il rifiuto del Concilio Vaticano II mette Roma in una condizione scismatica. Sono stati rifiutati

alcuni insegnamenti del Concilio: la decentralizzazione della Chiesa con l'affidamento di poteri

decisionali alle conferenze nazionali; l'aumento del contributo dei laici soprattutto nella liturgia; la

libertà di coscienza e di discussione per i teologi. La Chiesa ha represso il "sensus fidei" su

questioni come il controllo delle nascite; ha eliminato la teologia della liberazione; ha rimpiazzato

la teologia del "popolo di Dio" con un'ecclesiologia centrata sulla curia; ha chiuso all'ecumenismo

religioso. Tutto ciò soffoca completamente lo spirito e la lettera del Vaticano II. Perciò Roma è in

stato di scisma».

Partiamo dall'aneddoto più suggestivo del suo libro. Un suo amico, di fronte a papa Giovanni XXIII e al giovane Ratzinger, dice che secondo alcuni studi Gesù non avrebbe mai detto a Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa».

«Il papa rise e disse: "Be', meglio se scendo da questo trono, allora". Gran parte degli studi biblici

concorda che Gesù non disse quelle parole, essendo esse un gioco di parole in greco e Gesù non

sapeva il greco. Furono quasi certamente aggiunte quando la questione dell'autorità della Chiesa si

fece più urgente».

Lei sembra pensare che non si possa basare il cristianesimo solo sull'Europa. Può esserci unità, se ogni continente porta elementi così diversi?

«L'unità non è uniformità. Sulla terra vediamo ovunque unità nella diversità. Le piante e gli animali

e gli uccelli sono diversi di regione in regione ma sono pur sempre piante e animali e uccelli. C'è

unità nel riconoscimento che la persona e gli insegnamenti di Gesù ruotano attorno alla

compassione e alla giustizia; e che il Cristo Cosmico rappresenta la presenza del Divino in noi e in

tutti gli esseri».

Lei sostiene che Ratzinger stia cercando di ridimensionare la Chiesa, nel tentativo di renderla compatta e militante.

«L'ossessione di controllare e di considerare l'obbedienza come prima virtù è pericolosissima. Pensi

a come 101 pensatori della chiesa sono stati ridotti al silenzio (li elenco tutti nel mio libro);

consideri la copertura dei preti pedofili in molti paesi in nome della difesa dell'istituzione».

Uno dei punti chiave del suo libro è il rapporto fra Ratzinger e il '68.

«Ratzinger fu scioccato dalle rivolte giovanili del '68: prima come teologo aveva espresso pensieri

progressisti al Vaticano II, dopo diventò molto rigido e si concentrò sulla propria ascesa. Dovrebbe

domandarsi come mai era così a disagio di fronte al caos».

Secondo lei molti martiri cattolici recenti sono stati lasciati soli dalla Chiesa. La teologia della liberazione ne è un esempio.

«Il vescovo Camera, Romero, Casigalida, Arns, Leonardo Boff: furono tutti campioni dei diritti

della gente, e la gente lo sapeva. Non sarebbe stato meraviglioso se Roma si fosse incontrata con

queste persone e avesse detto semplicemente: State prendendo i valori del Vaticano II, come la

giustizia, e li state applicando a situazioni pericolose nei vostri paesi. Come possiamo aiutarvi?».

Il suo libro rivela un grande dolore.

«Nel mio libro scrivo della necessità di vivere un lutto. Ogni cattolico e ogni cristiano deve vivere il lutto per ciò che è andato perso quando le speranze e le promesse del Vaticano II sono state indebolite. E con il lutto viene una nuova nascita e una nuova creatività per far rinascere la Chiesa».

La sua posizione pare molto leggera sui dogmi. È un bene per gente che ha anche bisogno di struttura e obbedienza?

«Se la storia europea del ventesimo secolo ci insegna qualcosa è che dovremmo mettere in

discussione un bisogno troppo profondo di struttura e obbedienza».

Ratzinger offre ai cattolici una disciplina.

«La disciplina richiede discernimento, non è un valore in sé. Quando la disciplina serve a creare

bellezza e giustizia e amore, è buona e importante».

La sua teologia, così, non diventa un po' soft?

«Forse chiamando la mia teologia "soft" la gente tradisce un pregiudizio contro il femminile, visto

che riconoscere l'aspetto femminile della Divinità è importante per la mia teologia. Credo, piuttosto,

che denunciare chi la pensa diversamente sia un modo finto di essere duri che rivela una mollezza

di fondo, una mancanza di autentica forza spirituale e intellettuale».

Ratzinger sarebbe agostiniano mentre lei invece preferisce San Tommaso.

«Ratzinger ha fatto la sua tesi di dottorato su Sant'Agostino. E Agostino ci ha lasciato anche

posizioni molto pericolose: dalle tesi sul peccato originale al sessismo ("l'uomo ma non la donna è a

immagine e somiglianza di Dio"), fino al dualismo ("lo spirito è ovunque non sia la materia")...

Tommaso resiste al platonismo e preferisce Aristotele a Platone perché Aristotele non disprezza la

materia. Tommaso studiò la scienza. Era un vero mistico della creazione».