I vescovi non vogliono indagare

 

di Marco Politi

 

il Fatto Quotidiano del 23 maggio 2012

 

Molte parole, ottime intenzioni, nessun meccanismo concreto per portare alla luce i crimini di pedofilia commessi dal clero attraverso i decenni. Le Linee-guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici, emesse ieri dalla Conferenza episcopale italiana, deludono quanti dentro e fuori la Chiesa cattolica si aspettavano che anche in Italia listituzione ecclesiastica si attrezzasse per rendere efficacemente giustizia alle vittime e scoprire i criminali nascosti al proprio interno. Si fa prima a elencare quello che non c nel documento che indicare le novit. Positivo certamente lincitamento ai vescovi a essere sollecitamente disponibili ad ascoltare le vittime e i familiari, ad offrire sostegno spirituale e psicologico, a proteggere i minori e a procedere immediatamente ad una accurata ponderazione della notizia del crimine per aprire altrettanto

rapidamente unindagine ecclesiastica. Poi, se del caso, si passa al processo diocesano, allontanando nel frattempo il prete da ogni contatto con minori per evitare il rischio che i fatti delittuosi si ripetano.

 

Dopo due anni di riflessione e un anno di elaborazione del testo, la Conferenza episcopale si ferma qui. Chiudendo ostinatamente gli occhi di fronte alle esperienze pi avanzate realizzate in altri paesi come gli Stati Uniti, la Germania, lAustria, il Belgio, lInghilterra. In Belgio e in Austria hanno formato commissioni di inchiesta nazionali, guidate da personalit laiche indipendenti? Pollice

verso dei vescovi italiani. In Germania esiste un vescovo incaricato a livello federale di monitorare il dossier pedofilia e di intervenire nelle diocesi diciamo cos poco attente? In Italia non se ne parla nemmeno. In Inghilterra operano gruppi di vigilanza nelle parrocchie? La Cei si guarda bene dal suggerirlo. Nella diocesi di Bressanone era stato istituito un indirizzo mail e un referente per le vittime? La Cei non istituisce neanche questo piccolo strumento operativo.

 

Don Fortunato Di Noto, il prete siciliano impegnato nel contrasto alla pedofilia, aveva proposto che in tutte le diocesi venisse istituito un vicario per i bambini, una sorte di angelo custode per prevenire e vigilare. Proposta cestinata. Spira in tutto il documento un vento difensivo, concentrato nel respingere interventi energici delle autorit giudiziarie. Eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dallautorit giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro. la paura che come accaduto in America i tribunali possano ottenere la documentazione delle manovre che hanno portato a insabbiamenti. Impedito anche laccesso agli archivi vescovili.

 

Altrove nel mondo gli episcopati si preoccupano di approntare anche un equo risarcimento per le vittime. Le Linee-guida si preoccupano di proclamare che nessuna responsabilit, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana. Il culmine del documento si raggiunge nellaffermazione lapidaria che nellordinamento italiano il vescovo non riveste la qualifica di pubblico ufficiale e perci non ha lobbligo giuridico di denunciare allautorit giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti.

 

vero, in Italia lobbligo non c. (Lo potrebbe introdurre il Parlamento!) Ma come dimenticare le migliaia di vittime soffocate dal silenzio. Sarebbe stato un gesto di responsabilit se la Cei, liberamente, avesse impegnato tutti i vescovi a denunciare i criminali. Non accadr. Nonostante episodi vergognosi di inerzia verificatisi in passato. Si chiama lo si legge nelle Linee rispetto della libert della vittima di intraprendere le iniziative giudiziarie che riterr pi opportune. Dice mons. Crociata, segretario della Cei, che non va dimenticato che gli abusi del clero sono un delitto. Aggiunge che la pedofilia un fenomeno che purtroppo ha unestensione enorme e richiede uno sforzo collettivo per combatterlo e che la cooperazione tra autorit ecclesiastiche e civili prassi.


 

Ma quando gli si chiede perch i vescovi non sentono il dovere della denuncia, risponde: Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale. Una spiegazione razionale, giuridica o evangelica non c. C solo la grande paura dellepiscopato italiano di affrontare un bagno di verit. Dopo due anni (due anni!) la Cei ha fornito qualche cifra: 135 casi di abusi di chierici avvenuti tra il 2000 e il 2011 e portati alla Congregazione per la Dottrina della fede. 53 condanne, 4 assolti e gli altri casi in istruttoria, spiega Crociata. E ancora: delle settantasette denunce alla magistratura: 2 condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 patteggiamenti, 5 assolti e

12 casi archiviati.

 

Il rapporto tra la maggioranza dei colpevoli e la piccola percentuale di innocenti palese. La grande paura di scavare nella realt nasce da qui.