Il welfare ferito al cuore

 

 

di Chiara Saraceno

 

la Repubblica del 28 novembre 2012

 

Non si sentiva proprio il bisogno di questa ultima esternazione di Monti che adombra la possibilit che il sistema sanitario nazionale possa venir smantellato, o ridotto, a favore di un allargamento dello spazio per le assicurazioni private.

Maliziosamente, qualcuno potrebbe pensare che, dopo aver colpito la sanit (come la scuola) in modo indiscriminato e a colpi daccetta, rendendone sempre pi difficile il funzionamento, ritenga che essa sia ormai cos squalificata agli occhi dei cittadini da potersi permettere di prevederne la messa in liquidazione. Che la sanit italiana sia in affanno sotto gli occhi di tutti, ma le cause di questo affanno sono molto meno chiare e univoche di quanto vogliano far credere le parole di Monti. E tra queste cause c anche il modo un po sconsiderato con cui si sta procedendo a contenerne i costi.

Che siano state parole da tecnico cos super partes e cos preso dalla propria tecnicit da non curarsi delleffetto delle proprie parole, o da politico che sta mettendo a punto la propria prossima agenda, le parole di Monti sembrano voler forzare ulteriormente il senso di allarme sociale in un momento in cui le tensioni sono gi forti. Rivelano anche una singolare cecit, o insensibilit, rispetto alla situazione economica delle famiglie italiane. Queste per una buona parte non possono certamente permettersi la spesa aggiuntiva di una assicurazione sanitaria. Lo ha certificato oggi, quasi nelle stesse ore dellesternazione di Monti, la Banca dItalia, segnalando come il reddito disponibile delle famiglie sia diminuito di nuovo, per la quinta volta. Minacciare di togliere la sanit pubblica in questi frangenti significa colpire proprio chi sta gi facendo fatica a tirare avanti. Chi pu permetterselo ha gi una assicurazione, anche se per le cose importanti usa il servizio pubblico, perch pi affidabile e di migliore qualit media.

Listituzione del servizio sanitario nazionale nel 1977 stata una importante conquista di civilt nel nostro Paese. Come ha fatto la scuola pubblica per listruzione, ha garantito a tutti coloro che vivono in questo paese il diritto alle cure quando ammalati. Venivamo da un sistema mutualistico che non solo offriva prestazioni differenziate a seconda della mutua di appartenenza, ma non copriva neppure tutti i cittadini. Se il nostro sistema di welfare, cos inadeguato gi prima della crisi, non si esaurisce nelle pensioni, perch c anche una sanit pubblica di tipo universalistico. Nonostante i periodici episodi di malasanit ed anche di corruzione, un sistema che ha fatto bene il proprio dovere, come riconosciuto anche dallorganizzazione mondiale della salute che anni fa aveva collocato il sistema sanitario italiano tra i primi al mondo per efficienza ed efficacia. Non perfetto, come testimoniano gli episodi, appunto, di malasanit e corruzione, le disuguaglianze territoriali nei livelli di prestazione, gli scarti spesso intollerabili tra qualit dellintervento medico e qualit del contesto ambientale. stato il primo settore in cui si sono verificate con mano tutte le potenzialit, ma anche i rischi e gli effetti perversi, della regionalizzazione. Ci sono certamente molte cose da riformare, per aumentare lefficienza, eliminare gli sprechi, impedire che la sanit diventi lambito dellarricchimento privato ai danni del pubblico. C un enorme spazio di efficienza da recuperare ed anche di rigidit inutili e dannose da rompere. Il settore della non autosufficienza un caso esemplare, ove sanit e assistenza non si parlano e piuttosto scaricano luna sullaltra le responsabilit, per contenere i costi. Con il risultato che sono le famiglie a dover compensare le inefficienze quando non le totali mancanze.

Nelle proposte di riforma della sanit che circolano ci sono cose interessanti anche dal punto di vista del contenimento dei costi. Varrebbe la pena di discuterne in modo pi allargato. Si pu anche discutere che cosa (non chi) pu rimanere nella sanit pubblica e che cosa no. Ma se intanto si procede per tagli lineari senza criterio e con unopera di sistematica delegittimazione, analogamente a quanto si fatto e si fa per la scuola, poi restano solo le macerie, su cui fioriscono i rancori e si allargano le disuguaglianze.