Cos zio Carlo ha chiesto di essere addormentato

 

 

di Giulia Facchini Martini

 

 

La Stampa del 4 settembre 2012

 

Caro zio, Zietto come mi piaceva chiamarti negli ultimi anni quando la malattia ha fugato il tuo naturale pudore verso la manifestazione dei sentimenti, questo il mio ultimo, intimo saluto. Quando venerd il tuo feretro arrivato in Duomo la prima persona, tra i fedeli presenti, che ti venuta incontro era un giovane in carrozzina, mi parso affetto da Sla.

Dimprovviso sono stata colta da una profondissima commozione, unonda che saliva dal pi profondo e mi diceva: Lo devi fare per lui e per tutti quei tantissimi uomini e donne che avevano iniziato a sfilare per darti lestremo saluto, visibilmente carichi dei loro dolori e protesi verso la speranza.

Lo sento, Tu vorresti che parlassimo dellagonia, della fatica di andare incontro alla morte, dellimportanza della buona morte.

Morire certo per noi tutti un passaggio ineludibile, come daltro canto il nascere e, come la gravidanza d, ogni giorno, piccoli nuovi segni della formazione di una vita, anche la morte si annuncia spesso da lontano. Anche tu la sentivi avvicinare e ce lo ripetevi, tanto che per questo, a volte, ti prendevamo affettuosamente in giro.

Poi le difficolt fisiche sono aumentate, deglutivi con fatica e quindi mangiavi sempre meno e spesso catarro e muchi, che non riuscivi pi a espellere per la tua malattia, ti rendevano impegnativa la respirazione. Avevi paura, non della morte in s, ma dellatto del morire, del trapasso e di tutto ci che lo precede.

Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. E cos stato.

Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato. Se tu potessi usare oggi parole umane, credo ci diresti di parlare con il malato della sua morte, di condividere i suoi timori, di ascoltare i suoi desideri senza paura o ipocrisia.

Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce lhai fatta pi, hai chiesto di essere addormentato. Cos una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato.

Seppure fisicamente non cosciente - ma il tuo spirito lho percepito ben presente e recettivo - lagonia non stata n facile, n breve. Ci nonostante, stato un tempo che io ho sentito necessario, per te e per noi che ti stavamo accanto, proprio come ineludibile il tempo del travaglio per una nuova vita.

di questo tempo dellagonia che tanto ci spaventa, che sono certa tu vorresti dire e provo umilmente a dire per te.

La chiave di volta - sia per te che per noi - stata labbandono della pretesa di guarigione o di prosecuzione della vita nonostante tutto. Tu diresti la resa alla volont di Dio.

A parte le cure palliative di cui non ho competenza per dire, latmosfera intorno al moribondo che, come avevo gi avuto modo di sperimentare, fondamentale.

Chi era presente ha sentito nel profondo che era necessaria una presenza affettuosa e siamo stati con te, nelle ultime ventiquattro ore, tenendoti a turno la mano, come tu stesso avevi chiesto. Ognuno, mentalmente, credo ti abbia chiesto perdono per eventuali manchevolezze ed a sua volta ti abbia perdonato, sciogliendo cos tutte le emozioni negative.

In alcuni momenti, mentre il tuo respiro si faceva, con il passare delle ore, pi corto e difficile e la pressione sanguigna scendeva vertiginosamente, ho sperato per te che te ne andassi; ma nella notte, alzando gli occhi sopra il tuo letto, ho incontrato il crocefisso che mi ha ricordato come neppure il Ges uomo ha avuto lo sconto sulla sua agonia.

Eppure quelle ore trascorse insieme tra silenzi e sussurri, la recita di rosari o letture dalla Bibbia che stava ai piedi del tuo letto, sono state per me e per noi tutti un momento di ricchezza e di pace profonda.

Si stava compiendo qualcosa di tanto naturale ed ineludibile quanto solenne e misterioso a cui non solo tu, ma nessuno di coloro che ti erano pi vicini, poteva sottrarsi. Il silenzio interiore ed esteriore, i movimenti misurati, lassenza di rumori ed emozioni gridate - ma soprattutto laccettazione e lattesa vigile - sono stati la cifra delle ore trascorse con te.

Quando arrivato lultimo respiro ho percepito, e non la prima volta che mi accade assistendo un moribondo, che qualcosa si staccava dal corpo, che l sul letto rimaneva soltanto linvolucro fisico. Lo spirito, la vera essenza, rimaneva forte, presente seppure non visibile agli occhi.

Grazie Zio per averci permesso di essere con te nel momento finale. Una richiesta: intercedi perch venga permesso a tutti coloro che lo desiderano di essere vicini ai loro cari nel momento del trapasso e di provare la dolce pienezza dellaccompagnamento.