Santa Romana Televisione

 

di Marco Politi

 

il Fatto Quotidiano del 3 maggio 2012

 

Straripante, dilagante, monopolizzante la presenza della Chiesa cattolica e del Vaticano nelle trasmissioni televisive italiane. Il VII Rapporto sulla secolarizzazione in Italia, curato dalla Cgil- Nuovi diritti e dalla Fondazione Critica liberale arricchito questanno per la prima volta da un dossier su confessioni religiose e Tv, che testimonia la colonizzazione capillare che listituzione ecclesiastica attua nel sistema televisivo. Dallanalisi minuziosa del periodo-campione (settembre

2010 - agosto 2011) si ricava che in campo religioso regna praticamente solo un punto di vista: quello del Vaticano e della Chiesa cattolica intesa come vertice gerarchico. Minimale la presenza di ebrei, protestanti e musulmani. Nulla la testimonianza del pluralismo interno al cattolicesimo.

 

Nelle principali trasmissioni di attualit e approfondimento (Annozero, Ballar, Linfedele, Matrix, Omnibus, Otto e mezzo, Porta a Porta, Report, Telecamere, Unomattina) sono apparsi nel periodo preso in esame 166 esponenti cattolici a fronte di 1 ortodosso, 4 ebrei, 2 buddisti, 6 musulmani. Raiuno manda in onda 233 trasmissioni religiose unicamente cattoliche, di cui nessuna dedicata a protestanti, ebrei o musulmani (che in Italia superano il milione e mezzo e comunque registrano comunit di cittadini di nazionalit italiana originaria che raggiungono ormai pi di cinquantamila fedeli). Le trasmissioni di protestanti ed ebrei, confinate su Raidue, vanno in onda dopo luna di notte la domenica con una replica il luned mattina. Orari proibitivi. In termini di ore su Raiuno, Raidue, Raitre, Canale5, Italia1, Rete4, La7 alla Chiesa cattolica toccano 291 ore, agli ebrei 36, ai protestanti 42. Ma essendoci le repliche, le trasmissioni reali dedicate allebraismo e al protestantesimo vanno dimezzate: diciotto ore allebraismo, ventuno al protestantesimo. Per puro caso nel periodo-campione c stato un piccolo programma dedicato allIslam: 1 ora e quarantuno minuti.

 

Scrive Enzo Marzo, direttore di Critica liberale, che gli italiani con i loro comportamenti dimostrano una crescente autonomia rispetto alle direttive delle gerarchie cattoliche. Ma la Chiesa istituzionale grazie allacquiescenza delle forze politiche reagisce occupando posizioni di potere mediatico nel sistema televisivo.

 

evidente che sul piano delle notizie il Papa e il Vaticano in forza del loro ruolo internazionale abbiano una proiezione largamente maggiore della piccola comunit ebraica italiana o di quella valdese. Ma resta deformante e costituisce una manipolazione dellofferta televisiva il fatto che la programmazione non mira minimamente a riflettere il grado di pluralismo e di variet delle opinioni degli italiani in materia di religione, etica e valutazione delle posizioni dei soggetti confessionali. Lobiettivo di presentare una Italia cattolica, che gli stessi dirigenti ecclesiastici cattolici sanno non esistere pi.

 

I dati raccolti dallIsimm (un centro di ricerca su media e multimedialit) sono spietati. Nei principali talk-show e programmi di attualit il tempo riservato a personaggi cattolici di 7 ore e 23 minuti. Agli ortodossi trentanove secondi, agli ebrei 5,34 minuti, ai buddisti 1,35 secondi, ai musulmani 14 minuti e mezzo.

 

Uniche isole di pluralismo la trasmissione Uomini e profeti su Radiotre e, pi cautamente, Frontiere dello spirito su Canale5. I tempi di notizia sono totalmente sbilanciati a favore di Vaticano e Chiesa cattolica. Si veda il Tg1 nel primo trimestre 2011: 1,56 ora al Vaticano, zero ai musulmani, 28 secondi agli ebrei, tre minuti a tutte le altre confessioni. Ma anche La7 appare sbilanciata: 34 minuti alla Chiesa cattolica e trentasette secondi a tutti gli altri.

 

PERSINO la fiction monopolizzata. Nel periodo campione vi sono 268 fiction a soggetto cattolico contro 46 di altro genere religioso. Conclude il Rapporto: La soppressione televisiva del

pluralismo in materia di opinioni e sensibilit religiosa una scelta politica consapevole.