Vaticano: i silenzi di sempre

 

di Marco Politi

 

il Fatto Quotidiano del 20 maggio 2012

 

Il riaprirsi del caso Orlandi, i nuovi documenti in fuga dal Vaticano, la vicenda Boffo, gli eterni interrogativi sulle passate gestioni dello Ior riportano in primo piano il male di fondo, che corrode limmagine della Chiesa, oscurando anche limpegno di solidariet svolto da fedeli e preti, suore e vescovi in tante parti del mondo. un male che si chiama opacit dinanzi agli scandali, paura della trasparenza, testardo rifiuto di accettare il fatto che dare risposte allopinione pubblica un dovere, non una concessione. Dice lex sostituto procuratore generale Giovanni Malerba, che si occup del rapimento di Emanuela Orlandi: La Santa Sede non collabor alle indagini. unaffermazione grave e ancora pi grave che si tratta di verit. In quel groviglio di telefonate misteriose a segreti numeri di telefono del palazzo apostolico, che contrassegn i tentativi andati a vuoto di allacciare una trattativa con i rapitori, il Vaticano non ha incoraggiato i propri funzionari chierici o laici che fossero a rispondere incondizionatamente alle domande degli investigatori italiani. Il guaio che la stessa reticenza si era gi manifestata con lattentato del 1981 a Giovanni Paolo II. Un anno prima il capo dei servizi segreti francesi Alexandre de Marenches mand a Roma una delegazione composta da un generale e da un monsignore per avvertire la Santa Sede della preparazione di un attentato contro il pontefice. storia.

 

Lincredibile che a trentanni di distanza in Vaticano sostengono di non sapere nulla di questa missione. Don Georg, segretario particolare di Benedetto XVI, potr un giorno raccontare nei suoi diari se lo vorr come potuto accadere che papa Ratzinger non abbia portato in Curia una fresca ventata di rigore tedesco e si sia lasciato invece irretire nella ragnatela di secolari abitudini vaticane, tendenti a occultare la sporcizia. Da gioved, da quando in libreria il libro di Gianluigi Nuzzi e il Fatto ha pubblicato la lettera inquietante di Dino Boffo al cardinale Bagnasco, sul tappeto un documento incredibile. Nero su bianco certificato che un direttore dellAvvenire accusa direttamente dinanzi al Papa (con fax al suo segretario particolare) il direttore dellOsservatore Romano Giovanni Maria Vian di aver passato a Feltri i documenti calunniosi, che lo dipingevano come omosessuale molestatore. E non succede niente! Il Vaticano diffonde una nota per dire che la pubblicazione di documenti segreti un atto criminale che viola la privacy e la dignit del Papa e non va al nocciolo della questione. Vian, direttore dellorgano ufficiale della Santa Sede, e Boffo ora direttore della Tv dei vescovi sono tranquillamente al loro posto. Una situazione impensabile in qualsiasi paese. Boffo per di pi si dichiara felice che un po di verit sia fatta. In tutto questo fedeli e opinione pubblica apprendono che Boffo a domanda di don Georg Gaenswein risponde di non essere omosessuale (cosa di per s non vergognosa) e a nessuno nellappartamento papale e ai vertici della Conferenza episcopale italiana viene in mente che Boffo dovrebbe anzitutto presentarsi allopinione pubblica e quindi alla stampa italiana per spiegare per quali motivi sia stato riconosciuto colpevole dalla magistratura di Terni e come mai abbia accettato unammenda penale per molestie e poi abbia sepolto la querela contro Feltri, che lo accus in maniera infamante. C una frase chiave nella lettera che papa Ratzinger scrisse nel 2010 ai cattolici dIrlanda a proposito dei silenzi sugli abusi sessuali del clero. Si manifest, disse il pontefice, una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali.

 

Questansia di nascondimento, questo muro di opacit eretto immediatamente appena esplode un caso, un fenomeno che nella Chiesa romana perdura tuttora. Quale altro motivo pu spingere, ad esempio, la Segreteria di Stato a perorare la causa di una non-retroattivit della trasparenza delle operazioni bancarie dello Ior? Sulla scrivania di Benedetto XVI la sporcizia si accumula. La domanda perch non reagisce alla tedesca, costringendo alla pulizia. La svolta non arriva mai. Giorni fa lAvvenire ha chiesto a Formigoni di ammettere che stato ospite del lobbista Dacc. Allarrogante replica di avere pagato in proprio le vacanze ai Caraibi, il giornale dei vescovi non ha


 

risposto informando i suoi lettori che in mancanza di esibizione dei bonifici, Formigoni inadatto a guidare la Lombardia e lExpo.