Fine vita, perch dico s alla libert di scegliere

 

di Vito Mancuso

 

 la Repubblica del 5 maggio 2013

 

Alleviare la sofferenza sempre, in ogni caso laddove sia possibile. Rispettare la libera autodeterminazione della coscienza sempre, con senso di solidariet e di vicinanza umana. questo il duplice punto di vista a partire dal quale a mio avviso occorre disporre la mente di fronte al grave e urgente problema delleutanasia o suicidio assistito.Alleviare la sofferenza la forma pi misericordiosa di rispetto per la vita. Io non ho dubbi (e penso che in nessuna persona responsabile ve ne siano) sul fatto che la vita vada rispettata sempre e che la vita sia qualcosa di sacro. la stessa conoscenza scientifica ad attestarci mediante i suoi dati che la vita un fenomeno stupefacente, emerso lungo i miliardi di anni percorsi da questo Universo a partire dai gas primordiali scaturiti dalla Grande Esplosione iniziale, e tutto ci non pu non generare in chi ne prende coscienza un sentimento di sacralit. Basta applicare la mente al lunghissimo viaggio della vita apparsa sul nostro pianeta per sentire che ogni forma di vita merita di essere considerata sacra, anche la vita delle piante e degli animali, anche la vita dei mari e delle montagne, tutto ci che vive sacro e va trattato con rispetto dal concepimento fino alla fine. La vita umana non fa eccezione: anchessa sacra e va trattata con rispetto dal concepimento fino alla fine. Ancora pi stupefacente per il fatto che il fenomeno vita emerso dalla materia (se per caso o per spinta intrinseca della materia nessuno lo sa, anche gli scienziati si dividono al riguardo) si evolva secondo diverse forme vitali, gi individuate dal pensiero filosofico greco mediante i seguenti termini: vita-bios, cio vita biologica; vita-zo, cio vita zoologica o animale; vita-psych, cio vita psichica; vita-logos, cio logica, calcolo, ragione; vita-nous, cio vita spirituale o della libert. Quando diciamo vita esprimiamo con una parola sola tutto questo complesso processo evolutivo, filogenetico e ontogenetico al contempo, in cui ciascuno di noi consiste. E quando diciamo rispetto per la vita dobbiamo estendere tale rispetto in modo da abbracciaretutte le forme vitali, dalla vitabiologica alla vita della mente. Normalmente si d armonia tra le diverse forme vitali. Normalmente rispettare la vita di un essere umano significa rispettarne la vita biologica che si esprime nel corpo e rispettarne la vita spirituale che si esprime nella libert. Si danno per situazioni nelle quali larmonia tra le diverse forme vitali viene interrotta e il processo virtuoso in cui fino a poco prima consisteva la vita si trasforma in un lacerante conflitto, fisico, psichico e spirituale. Sto parlando ovviamente della malattia e della disarmonia che essa introduce tra le varie fasi del processo vitale, tra la vita fisica (bios + zo), la vita psichica (psych) e la vita spirituale (logos + nous). La malattia cronica e inguaribile segna il conflitto irreversibile tra le diverse forme vitali nel cui intreccio ciascuno di noi consiste: a partire da essa la vita fisica, la vita psichica e la vita spirituale non sono pi in armonia. Che cosa significa in questo caso rispettare la vita? Io penso che il rispetto della vita di un essere umano debba consistere alla fine nel rispetto della sua vita spirituale, della sua coscienza o libert. Di fronte ai casi estremi di malattia, quando la disarmonia tra le forme vitali diviene lacerante, vi sono esseri umani che intendono mantenere larmonia tra corpo, psiche e spirito e quindi scelgono di piegare la psiche e lo spirito alle condizioni del corpo, accettandone la sofferenza. Per loro, tale sofferenza una forma di partecipazione responsabile alle sofferenze del mondo e di tutto ci che vive, emblematicamente compendiato per i cristiani nella passione di Cristo. Questi esseri umani intendono mantenere fino in fondo larmonia tra corpo, psiche e spirito, sentono di avere le risorse interiori per farlo, e io ritengo che vadano rispettati nel loro prezioso proposito. Personalmente mi piacerebbe, quando toccher a me, esserne parte, anche se non so se neavr la forza e il coraggio, penso che molto dipender dalla malattia con la quale avr a che fare. Ci sono per altri esseri umani che non riescono, o non vogliono, mantenere larmonia tra la loro vita biologica, la loro vita psichica e la loro vita spirituale. Per loro la vita-bios diviene un tale carico di ansia, paure e sofferenze da risultare devastante per la salute psichica e spirituale. Che cosa significa in questo caso rispettare la loro vita? In che senso qui si deve applicare letica del rispetto della sacralit della vita? E che cosa pi sacro: la vita biologica oppure la vita spirituale? A mio avviso rispettare la vita di un essere umano significa in ultima analisi rispettare la sua libera coscienza che si esprime nella libera autodeterminazione. E se un essere umano ha liberamente scelto di mettere fine alla sua vita-bios perch per lui o per lei lesistenza diventata una prigione e una tortura, chi veramente vuole il suo bene, chi veramente si dispone con vicinanza solidale alla sua situazione, lo deve rispettare. Questo sentimento di rispetto, se veramente tale, deve tradursi in concreta azione politica, nellimpegno a far s che lo Stato dia a ciascuno la possibilit di vivere la propria morte nel modo pi conforme a come ha vissuto la propria vita, in modo tale che si possa scrivere lultima pagina del libro della propria vita con responsabilit e dignit. Il diritto alla vita inalienabile, ma non si pu tramutare in un dovere. Nessun essere umano pu essere costretto a continuare a vivere. Unultima parola a livello teologico. Ha dichiarato Jorge Mario Bergoglio dialogando con il rabbino di Buenos Aires: Occorre assicurare la qualit della vita. Io penso che non vi sia al riguardo assicurazione migliore della consapevolezza che le nostre volont siano rispettate da tutti, Stato e Chiesa compresi.