Il conto misterioso da 40 milioni nel caso Vaticano-Bankitalia

 

di Fiorenza Sarzanini

 

Corriere della Sera del 14 gennaio 2013

 

Si gioca su oltre 40 milioni di euro l'anno la partita tra Santa Sede e Banca d'Italia per l'autorizzazione a utilizzare Bancomat e carte di credito. questa l'entit della movimentazione che risulta dai documenti contabili acquisiti dalla procura di Roma prima di segnalare quelle anomalie che hanno portato al blocco di tutti i Pos degli esercizi commerciali che si trovano all'interno del Vaticano. Si tratta di ben ottanta punti vendita, dai Musei alla farmacia, passando per decine di negozi e anche per lo spaccio. Per loro il colpo subito gravissimo visto che dall'inizio dell'anno i pagamenti possono avvenire soltanto in contanti e ci tenendo conto dei milioni di turisti e visitatori che arrivano costantemente sta causando serie difficolt e anche perdite economiche. Ma sembra assai difficile, se non impossibile, che il servizio possa essere nuovamente garantito. Anche perch quanto accaduto riporta in primo piano le carenze nel sistema antiriciclaggio dello Ior, l'Istituto per le opere religiose, gi evidenziate dai pubblici

ministeri titolari dell'inchiesta sulla correttezza delle operazioni bancarie effettuate sui conti intestati a religiosi. Sono gli atti a svelare che cosa accaduto prima che si arrivasse a questa iniziativa senza precedenti.

Gli 80 Pos sul conto Deutsch

Secondo le relazioni dell'Uif, l'Unit di informazione finanziaria di Palazzo Koch, tutti i soldi acquisiti attraverso i Pos confluiscono su un unico conto intestato allo Ior e aperto presso una filiale della Deutsche Bank. Per l'installazione delle macchinette l'istituto di credito avrebbe dovuto chiedere una apposita autorizzazione, ma questo non mai avvenuto. Un anno e mezzo fa era stato proprio il pool di magistrati guidati dal procuratore aggiunto Nello Rossi a segnalare l'anomalia e cos era scattata l'ispezione di Bankitalia.

Siamo a settembre del 2011. Soltanto dopo l'avvio dei controlli l'Istituto di credito sollecita una sanatoria. Gli accertamenti giudiziari che avevano determinato la segnalazione riguardavano un altro conto Ior sul quale erano stati depositati 23 milioni di euro dei quali si ignorava la provenienza. In questo nuovo caso bisognava stabilire se fosse invece possibile ricostruire il flusso del denaro.

Il saldo da 10 milioni

All'11 settembre 2011, giorno in cui parte la verifica, risulta un saldo di circa 10 milioni di euro. I documenti relativi alla movimentazione annuale consentono per di accertare che sono pi di 40 i milioni transitati su quel conto negli ultimi dodici mesi. Soldi dei quali non si sa praticamente nulla, come ha evidenziato anche Bankitalia in una nota pubblicata due giorni fa per evidenziare i motivi che hanno indotto i vertici a sospendere i pagamenti con Bancomat e carte di credito.

I responsabili di palazzo Koch sottolineano come per l'attivit bancaria svolta dallo Ior con controparti italiane non possibile applicare il regime di controlli semplificati previsto per i rapporti con le banche comunitarie, che consente a queste ultime di non comunicare i nomi dei clienti per conto dei quali sono effettuate le singole operazioni. Il nodo sempre lo stesso: non si conosce l'intestatario effettivo del deposito aperto presso Deutsche e soprattutto chi ha la delega ad operare, dunque non possibile applicare la normativa antiriciclaggio.

I conti di preti e suore

La stessa situazione era gi emersa in altri casi esaminati dai magistrati di depositi intestati a religiosi che in realt risultavano messi a disposizione di persone estranee al Vaticano. Il 6 dicembre scorso Bankitalia ha notificato la decisione di non concedere la sanatoria, il 3 gennaio non stato pi possibile pagare con le carte.

stato verificato che sul conto Ior affluivano ogni giorno decine di migliaia di euro, ma poich la maggior parte dei Pos sono intestati a societ con sede in Vaticano non possibile sapere da dove arrivi effettivamente il denaro e soprattutto chi lo utilizzi poi in uscita. In particolare, nonostante i controlli disposti, non si sa che fine abbiano fatto, nel 2011, i 30 milioni di euro che risultano prelevati dal conto, n tantomeno chi abbia compiuto le operazioni di prelievo.