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Il regalo di Natale per i figli della crisi

 

di Chiara Saraceno

 

 

la Repubblica del 12 dicembre 2013

 

Che cosa significa per un bambino o ragazzo essere in condizione di povert assoluta? Significa non poter avere una alimentazione adeguata, non fare prevenzione sanitaria (con la crisi sono crollate le visite dal dentista, che in Italia non fanno parte del servizio sanitario nazionale), vivere in spazi domestici troppo affollati e in spazi esterni spesso degradati, non potersi scaldare a sufficienza, non avere libri e giocattoli, talvolta non avere labbigliamento adatto alla propria corporatura. Significa avere a disposizione servizi per linfanzia e scuole in misura minore, e di pi bassa qualit ambientale, della gi non eccelsa media nazionale. Significa sperimentare gi da piccoli, tramite lesperienza dei genitori, che il lavoro spesso non c e quando c non d abbastanza da vivere decentemente.

Significa anche capire molto presto di non contare nulla per chi ha potere di decidere. Sono circa un milione i bambini e ragazzi che vivono in condizione di povert assoluta nel nostro paese di cui

Save the Children nel suo ultimo Atlante ha tracciato, in collaborazione con i ricercatori dellIstat, una fotografia (per noi tutti) impietosa quanto drammatica. Sono il doppio di quanti (gi troppi) erano in questa condizione nel 2007. La met vive nel Mezzogiorno, dove pi di un minore su 10 vive in condizioni di povert assoluta (in Sicilia quasi uno su cinque). Ma laumento stato relativamente maggiore nelle regioni centro-settentrionali. I minori, insieme e pi dei giovani, sono le grandi vittime della crisi, che li colpisce fin dentro le condizioni di crescita, di salute, di capacit

e possibilit di progettare un futuro, precostituendo un percorso che porter molti di loro ad ingrossare le fila dei Neet giovani tra i 18 e i 24 anni che n studiano n lavorano per i quali lItalia ha un non invidiabile primato. Eppure la povert dei minori non riesce ad entrare in nessuna agenda politica, in nessuna scala di priorit. Anzi, molte decisioni di politica economica hanno colpito e colpiscono particolarmente loro, ulteriormente riducendo le risorse disponibili per attivit e servizi loro destinati. La drastica riduzione del fondo sociale, unitamente ai vicoli del patto di stabilit, ha comportato una riduzione dei servizi per la prima infanzia, cos importanti per contrastare le disuguaglianze di partenza. La riduzione dei fondi per la scuola ha portato alla forte riduzione del tempo pieno, soprattutto nelle regioni (del Sud) dove si era meno consolidato, ma dove sarebbe pi necessario per contrastare situazioni di disagio e carenza di risorse famigliari, ed anche dei servizi integrativi. Certo, accanto ai vincoli di bilancio (e al modo in cui sono definiti), c stata e c una forte carenza di programmazione e di utilizzo dei fondi, specie europei. Ma, a mio parere, ha contato e conta lintreccio tra marginalit e frammentazione delle politiche di contrasto alla povert da un lato, marginalit delle politiche rivolte allinfanzia e alladolescenza dallaltro. Esse sono sempre occasionali, temporanee, nascono e muoiono con il politico e il fondo di turno, senza diventare mai misure consolidate, per quanto rivedibili, con finanziamenti certi. Ci

produce dispersione di energie e risorse ed anche sfiducia ed estraniazione, non solo tra i minori e le loro famiglie, ma tra gli operatori sociali e le comunit.

Un esempio, solo apparentemente marginale, quanto sta succedendo a Napoli proprio in queste settimane. Da anni esiste in quella citt unattivit educativa territoriale, circa 25 laboratori che tutti i pomeriggi, dal luned al venerd, accolgono ragazzi e adolescenti nei quartieri pi a rischio della citt, fornendo loro sostegno scolastico e arricchimento curriculare e sottraendoli alla strada e al reclutamento da parte della camorra. In quindici anni di esistenza sono stati accolti centinaia di ragazzi, riducendo il rischio di dispersione scolastica purtroppo altissimo in quella citt. In tutto questo tempo non si mai trovato il modo di finanziare queste attivit in modo regolare e

continuativo, e tantomeno di decidere se e in che modo sia necessario avere una politica di contrasto allesclusione scolastica e alla marginalit sociale dei ragazzi pi svantaggiati. Gli operatori, ma anche i ragazzi e le famiglie, sono stati sistematicamente lasciati in uno stato di perenne incertezza. Anche in questi giorni, il ritardo nel fare la delibera necessaria (o nel trovare una soluzione


 

alternativa, se ritenuta migliore) provocher la chiusura dei laboratori, lasciando circa 2mila famiglie disagiate senza una soluzione sicura per i figli dopo le vacanze di Natale. Ecco pronto il regalo di Natale ai ragazzi pi poveri di Napoli (ma fenomeni simili stanno avvenendo anche in altre citt).