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Il silenzio della Chiesa

 

di Luca Kocci

 

il manifesto del 29 dicembre 2013

Doveva essere la pi grande consultazione fra il popolo di Dio mai realizzata nella Chiesa cattolica. Si ridurr ad un confronto fra pochi, svolto piuttosto in fretta. Ormai, a pochi giorni dalla sua conclusione, pare essere questo, perlomeno in Italia - ma non che allestero, tranne poche eccezioni, la situazione sia molto diversa, anche perch i tempi dettati dalla Santa sede erano comunque molto stretti per tutti il destino del questionario voluto dal Vaticano in vista del Sinodo straordinario dei vescovi sul tema della famiglia in programma ad ottobre 2014: 38 domande rivolte a tutti i cattolici su questioni calde relative alla famiglia, dai divorziati risposati (esclusi dai sacramenti) alle unioni di fatto, dalla contraccezione alle coppie omosessuali.

Che le cose non stessero andando bene lo si era capito presto: gi alla fine di novembre, un mese dopo lavvio della consultazione, il regista delloperazione, il segretario generale del Sinodo mons. Baldisseri, aveva ammesso forti rallentamenti. Ora che la scadenza alle porte - entro il 7 gennaio tutte le 226 diocesi italiane dovranno inviare le risposte alla Conferenza episcopale che a sua volta predisporr una sintesi per il Vaticano entro fine gennaio - il fallimento della consultazione certo, perlomeno nella sua estensione pi ampia e popolare.

Secondo una rilevazione dellagenzia di informazioni Adista, solo una minoranza delle diocesi (intorno al 10%) s mobilitata con decisione, promuovendo e sollecitando i parroci ad avviare la consultazione nelle parrocchie, nei gruppi e tra i fedeli. Almeno un terzo rimasto fermo, tenendo il questionario ben chiuso nei cassetti di qualche ufficio (a rispondere, se lo faranno, saranno i responsabili della pastorale familiare).

Le altre - poco pi della met hanno proceduto con estrema lentezza in fase di avvio (per esempio don Aldo Antonelli, parroco di Avezzano, rivela sul suo blog di aver ricevuto il questionario dal vescovo solo il 14 dicembre) o con straordinaria velocit in fase conclusiva (a Torino il vescovo Nosiglia ha chiesto ai preti le risposte entro il 2 dicembre, in molte altre diocesi la scadenza era fra il 10 e il 15 dicembre): un modo per neutralizzare la consultazione senza per dire di non averla fatta.

Tanto che qualcuno, dopo aver apprezzato la scelta di interpellare tutti i cattolici effetto delnuovo corso di papa Francesco? - parla apertamente di boicottaggio. Le strutture della Chiesa italiana si stanno muovendo in ritardo e con evidenti reticenze, il quotidiano Avvenire tace completamente mentre ben noto come sia pronto e assillante in altre campagne - basti ricordare la martellante propaganda per lastensione al referendum sulla legge 40 nel 2005, i Family day o le richieste di finanziamenti pubblici per la scuola cattolica.

Ci chiediamo allora se non ci si trovi di fronte a un vero e proprio strisciante boicottaggio, ha denunciato il movimento Noi Siamo Chiesa. Ad attivarsi in questi due mesi stata per lo pi la base cattolica pi attenta, e sovente ritenuta sovversiva dai vertici ecclesiastici: qualche parrocchia ma soprattutto gruppi e associazioni che si sono confrontati e hanno prodotto dei documenti collettivi, con posizioni spesso in difformit dal magistero. Invece di vedere nelle unioni civili, anche omosessuali, la ricerca di unetica nuova, fatta di diritti e doveri reciproci, e di interrogarsi sul loro essere segno di amore, la Cei ha agito per impedire allo Stato di riconoscerle giuridicamente, si legge per esempio nella nota della Comunit san Francesco Saverio di Trento. Paternit e maternit responsabili non significa solo apertura generosa alla vitama anche capacit di fare scelte morali a partire dalla coscienza e dallanalisi del contesto in cui si vive, quindi capire quando necessario ricorrere anche a pratiche contraccettive, scritto nel documento gruppo Chicco di senape di Torino. Risposte, quindi, che mettono in evidenzia la distanza sempre maggiore fra il popolo di Dio e la dottrina difesa dalle gerarchie. E forse proprio questa stata la ragione per frenare la consultazione: la base parli, ma non troppo.