La pentola scoperchiata

 

di Barbara Spinelli

 

la Repubblica del 27 febbraio 2013

 

La cosa pi difficile, dopo il gran botto delle elezioni, districare il groviglio di luoghi comuni, frasi fatte, formule-slogan che ci accompagnano da mesi e anni. La parola populismo innanzitutto. Ovvero questaccusa lanciata disordinatamente contro chiunque abbia lardire di accusare i politici regnanti e le loro vaste provinciali inadeguatezze. Ma anche vocaboli come sacrifici, austerit: presentati come nobili porte strette che ci avrebbero restituito prestigio europeo, e che dovevamo alle generazioni future. Infine il concetto-chiave: governabilit. Parola un po irrisoria, quando il termine oggi preferito non governo ma linafferrabile governance tecnica.

Si sono accartocciate come foglie, queste frasi fatte, trascinate da un vento che non sappiamo dove andr ma sappiamo da dove viene, sempre che si voglia reimparare non solo la politica, ma anche la geografia di unItalia cos poco perlustrata, e compresa.

Ilvo Diamanti ha detto una delle cose pi sensate, constatando luned lo straordinario successo di Grillo e la non meno portentosa ripresa di Berlusconi. Ha detto, quasi smarrito: Non sappiano quale sar la prossima storia dItalia. uno smarrimento salutare: sospende il giudizio davanti al monumentale evento. Comunque non lo interpreta ricorrendo ai luoghi comuni su cui tanta parte della politica, della stampa, della Tv, da tempo sono adagiati.

vero: c del populismo in Grillo come in Berlusconi. C lantico ribrezzo provato dalla democrazia sostanziale (il paese reale) verso la democrazia formale, rappresentativa (il paese legale).

Se per lavanzata di Grillo e la rivolta fiscale berlusconiana fossero un vento solo distruttivo, la storia sarebbe prevedibile. Non lo affatto invece. Anche se dissimili, i populismi non sono oggi solo furia e raptus.

Altro sintuisce, specie nel voto a Grillo. C il desiderio del popolo di farsi cittadino, anzich massa informe, zittita, spostabile. E c una vera e propria esplosione partecipativa: non un fuoriuscire dalle istituzioni pubbliche, come in Forza Italia o Lega, ma una presa di parola. Qualcosa di simile allAzione popolare che Salvatore Settis chiede ai cittadini per il bene comune, al loro spirito comunitario.

Il cittadino dipinto da Grillo non intende annientare lo Stato: si fa Stato, vuol essere ascoltato, contare. Diffida di un patto con le generazioni future che salti quella presente.

Non fu Monti a dire, senza arrossire, che esisteva una generazione perduta di 30-40enni? Citiamo quel che disse al Corriere il 27 luglio 2012: Esiste un aspetto di generazione perduta, purtroppo. Si pu cercare di ridurre al minimo i danni, di trovare formule compensative di appoggio, ma pi che attenuare il fenomeno con parole buone, credo che chi (...) partecipa alle decisioni pubbliche debba guardare alla crudezza di questo fenomeno e dire: facciamo il possibile per limitare i danni alla generazione perduta, ma soprattutto impegniamoci seriamente a non ripetere gli errori del passato, a non crearne altre, di generazioni perdute. Non facile, per tale generazione, votare senza far deflagrare questa disinvoltura.

Viene poi lausterit: la condanna di gran parte dei votanti detta irresponsabile, come se le elezioni fossero una tavola rotonda fra massimi esperti e massime dottrine. Ma un paese deciso a prender la parola non disquisisce calmo: ne va della sua pelle. Qui laspetto pi sconvolgente del voto, a mio parere. labissale ignoranza di quel che bolliva nei nostri sottofondi: non da mesi, ma dallinizio della crisi e forse prima. Le prime iniziative civiche nascono negli anni 90, cos come i Verdi tedeschi son figli di Iniziative cittadine (Brgerinitiativen) che negli anni 70 immaginarono un altro sviluppo economico, un vivere pi austero, e nuovi diritti civili (comunit familiari, unioni analoghe ai matrimoni, anche omosessuali).

Il sottosuolo italiano era ignoto a quasi ogni partito, e la lotta elettorale non sar dimenticata: chi andato a parlare al Sulcis o a Taranto, chi ha scandagliato la Sicilia citt dopo citt, come i comunisti dun tempo, se non Grillo? Gridava slogan, ma era l dove si soffriva, locchio fisso sulla crisi. Grillo non nega il baratro, a differenza di Berlusconi. Guarda in faccia le paure annunciando guerre, ma il legame crisi-guerra innegabile. Non solo. stato lunico a dire lacre verit, per noi e i paesi industrializzati: Saremo tutti pi poveri, forse, ma almeno saremo pi solidali. AllEconomist ha confidato: Il mio movimento un antidetonante: regola la paura. Difficile confutare il suo presagio: senza M5S, lira popolare secernerebbe unAlba Dorata greca o il dispotismo ungherese di Orbn.

Si parlato pi volte del New Deal di Roosevelt, per vincere una crisi che ricorda il 29. Nulla di analogo viene proposto, n dai governi n dallEuropa, che se solo lo volesse potrebbe lanciare un piano simile. Vorremmo ricordare tuttavia che il New Deal non costru solo strade, ponti, scuole, universit. Roosevelt era convinto che il governo delleconomia aveva fallito, cedendo ai mercati, per unaltra ragione, non contabile ma culturale: limmane continente americano era ignoto, oscurato da stampa, libri e cinema. Il gran pentolone andava scoperchiato: primo perch chi vive nel cono dombra se visto si sente riconosciuto, riconquista dignit; secondo perch i governanti correggono i mali solo se li discernono.

Nacque cos negli anni 30 il WPA (Work Progress Administration), finanziato dal pubblico e incaricato di esplorare i recessi dellAmerica. Senza quel programma non avremmo avuto Il Furore di Steinbeck; le emissioni radio e le messinscene teatrali di Orson Welles (fra il 36 e il 37); le musiche popolari raccolte in tutta America da Nicholas Ray; i documentari e fotoreportage sul continente invisibile. Venne poi il Living Newspaper: i fatti del presente venivano inscenati in teatri molto popolari, promuovendo la partecipazione sociale (senza remore ideologiche si imit il teatro-agitprop sovietico).

C chi parla di macerie: tale sarebbe lItalia dopo il voto. Ma anche questo luogo comune. Le macerie gi cerano, affastellate da partiti chiusi nei recinti e da regioni (la Lombardia, non esclusivamente la Sicilia) prive di senso dello Stato da un secolo e pi. In tutta la campagna, Bersani non ha trovato un solo progetto forte, che oltrepassasse la propria cerchia e si mettesse in ascolto di rivolte e paure. Tanto temeva il populismo che ha sottostimato la rivolta contro le tasse, quasi non sapesse che pagare unImu altissima in piena crisi era impossibile a persone con una casa, ma senza soldi. Ha minacciato di tassare i patrimoni superiori a 1,3 milioni, impaurendo le classi medie pi che i veri ricchi. Vuol vietare i pagamenti in contante oltre i 300 euro, e ironizza sulla

storiella delle vecchiette senza carta di credito. Tuttaltro che storiella in un paese vecchio, non abituato alla credit card. Non sono certo l gli evasori.

Lignoranza del paese ha distrutto partiti-padroni, e tutto diventa davvero imprevedibile. Ma limprevedibilit pu essere anche unenorme occasione: incita a cambiamenti sociali profondi. I progetti alternativi ai dogmi dellausterit possono sortire effetti negativi: tanti lo temono, insieme al governo tedesco. Ma anche lanticipazione di effetti perversi pu fallire. Se ci precludessimo ogni sperimentazione saremmo paralizzati, prede di ricette che gi annientano la Grecia. Nella vita individuale come in quella collettiva vale la pena buttarsi nellignoto, riconoscere che certe cure sono mortali. In Italia vale la pena tentare alleanze inedite (laccordo prospettato da M5S sulle idee: conflitto dinteressi, corruzione, costi della politica), perch solo osando e provando tramuteremo la crisi in una trasformazione. E non una trasformazione, ci cui aspiriamo?