La scuola come dio vuole

 

di Luca Kocci

 

il manifesto del 4 maggio 2013

 

Il programma per la scuola che il cardinal Bagnasco consegna al governo Letta-Alfano appena insediato si articola in un unico punto: pi soldi alle scuole cattoliche. Con buona pace della Costituzione che, vero, stabilisce che i soggetti privati possano aprire delle scuole a condizione che non vi siano oneri per lo Stato; ma in realt, sostiene il presidente della Conferenza episcopale italiana nella sua interpretazione revisionista dellarticolo 33 della Carta, i padri costituenti non volevano intendere che lo Stato non dovesse finanziarie le scuole private. Quindi, conclude Bagnasco, pretestuoso invocare la Costituzione per difendere la scuola statale e criticare il sostegno economico a quella paritaria. Come sta facendo, per esempio, il Comitato bolognese Articolo 33, che ha promosso un referendum consultivo si voter il prossimo 26 maggio per bloccare i finanziamenti del Comune di Bologna alle scuole dellinfanzia paritarie private e destinarli interamente a quelle comunali e statali.

 

Sembrava aver cominciato bene il suo intervento di ieri, Bagnasco, al convegno La Chiesa per la scuola, promosso dalla Cei e in corso fino a questa mattina allHotel Ergife di Roma, a due passi dalla sede centrale dei vescovi italiani. Una societ che non investa energie economiche e umane nella scuola, nella formazione e nellinnovazione, finisce per subordinare luomo al lavoro e al denaro, come appare in modo drammatico nella finanziarizzazione delleconomia e nella conseguente subordinazione del lavoro alla finanza, aveva detto il presidente della Cei, lamentando anche linsufficiente sostegno delle istituzioni, come mostrano non da ultimo i tagli al personale e ai fondi stanziati per le attivit e la strumentazione. Da qui il disagio vissuto da tanta parte degli insegnanti, spesso scoraggiati e disillusi perch scarsamente valorizzati e non pienamente riconosciuti nel loro importante e delicato compito formativo.

 

Poi per risultato chiaro a chi e a cosa si riferiva: alla scuola paritaria cattolica, penalizzata, secondo Bagnasco, dalle scarse risorse che lo Stato le destinerebbe, in spregio del principio di sussidiariet. La Costituzione riconosce alla famiglia il dovere e il diritto di educare e istruire i figli secondo una linea educativa liberamente scelta, sostiene il presidente della Cei. Si tratta di una grave manipolazione perch questa affermazione non affatto contenuta nella Costituzione, rileva Antonia Sani, coordinatrice dellassociazione Per la scuola della Repubblica.

 

Da qui discenderebbe il diritto per i genitori di mandare i propri figli nelle scuole cattoliche, mantenute dallo Stato. La stampella normativa e su questo punto difficile dar torto a Bagnasco la legge 62 del 2000, fortemente voluta dallallora ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer, la quale stabil che il sistema nazionale di istruzione costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. Nonostante queste disposizioni, protesta Bagnasco, permangono svariate difficolt applicative della legge per quanto riguarda lincertezza della disponibilit finanziaria e la lentezza nellerogazione dei fondi. La parit, chiede il cardinale, deve divenire effettiva. Quindi lo Stato deve allentare i cordoni della borsa. Del resto Bagnasco parla ad un governo amico, zeppo di cultori della sussidiariet dai ciellini Lupi e Mauro allo stesso Letta , per incoraggiarlo ad essere pi generoso del precedente, che pure nella legge di stabilit riusc a trovare 223 milioni di euro per le scuole paritarie, tagliandone contestualmente 700 milioni alla statale.

 

Senza oneri per lo Stato lunico punto fermo della Costituzione, sagacemente previsto dai nostri padri costituenti, che va ribadito, spiega Antonia Sani. Se fosse integralmente rispettato, e non calpestato dalle convenzioni e dalla legge istitutiva delle scuole private paritarie, si potrebbe rispondere alle esigenze di tutti quei cittadini che oggi si vedono costretti a frequentare scuole private, spesso a indirizzo religioso, a causa dellinsufficienza e dellinadeguatezza di tanti edifici


 

pubblici.