Monarchia papale, addio? Una campagna per il decentramento della Chiesa

 

 

di Claudia Fanti

 

 

 

Adista - documenti n 29 del 31.8.2013

 

Se la speranza di una nuova primavera ecclesiale si fa strada con forza e convinzione crescenti in larghissima parte della Chiesa cattolica, da pi parti si attendono ora i primi frutti concreti della nuova stagione. allora con ben altro ottimismo che viene espressa la richiesta di riforme, e di una riforma complessiva e profonda della Chiesa (richiesta divenuta via via sempre pi forte durante il lungo inverno dei pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI), malgrado la cautela di alcuni e la non superata diffidenza di alcuni altri. in questo quadro che si pone la campagna Catholic Church Reform (www.catholicchurchreform.com o, in spagnolo, www.IglesiaCatolicaReforma.com) promossa da gruppi degli Stati Uniti - a cui se ne sono subito aggiunti altri dalla Spagna, come Redes Cristianas e il forum dei preti di Bizkaia - diretta ad ottenere l'elezione dei vescovi da parte delle Chiese locali, come nella pi antica tradizione della Chiesa. Cos, in una lettera a Bergoglio e al consiglio di cardinali incaricato dal papa di elaborare un progetto di riforma della Curia (v. Adista Notizie n. 16/13), gli aderenti alla campagna, che ha tra i suoi consulenti teologi e teologhe del calibro di Joan Chittister, Paul Collins, Hans Kng, James Coriden e Alberto Melloni, chiedono che siano i fedeli di ogni diocesi, in unione con il clero locale, a scegliere il proprio vescovo, individuando nel decentramento della Chiesa la condizione necessaria per portare avanti tutte le riforme necessarie.

 

Che il nodo sia quello del decentramento ne convinto anche il benedettino e teologo della liberazione brasiliano Marcelo Barros, il quale, prendendo spunto dalla passata Giornata mondiale della giovent (evento creato da Giovanni Paolo II nel 1985 per attrarre i giovani del mondo verso la Chiesa cattolica tradizionale, nel senso di un ritorno alla vecchia cristianit centralizzata e simboleggiata dalla figura monarchica del pontefice), ricorda sul suo blog (http://www.marcelobarros.com) che, quale che sia il papa, la sua figura cos come si presenta oggi, come capo di Stato e sommo pontefice, come monarca assoluto della cristianit medievale, finisce comunque per rafforzare la struttura ecclesiastica e patriarcale a scapito della

testimonianza del Cristo semplice, povero e liberatore (e ci senza tacere della speranza suscitata dalla figura, dai gesti e dalle parole di papa Bergoglio: la speranza che il suo programma si orienti non solo a correggere errori ed abusi, ma anche ad attualizzare permanentemente il messaggio di Ges per il mondo e per ogni generazione).

 

Se, allora, il decentramento necessario, non c' modo migliore di realizzarlo, sottolinea la Campagna, che quello dellintroduzione, in maniera graduale e non traumatica, del processo elettorale nella scelta dei vescovi. Un passo ritenuto indispensabile anche da Redes Cristianas, cartello di 150 gruppi, comunit e movimenti cattolici di base della Spagna, che, in una nota, esprime una profonda preoccupazione riguardo all'imminente passaggio di consegne nell'arcidiocesi di Madrid - il cui controverso cardinale, Antonio Mara Rouco Varela, ormai prossimo al pensionamento - gi tanto penalizzata da un giuridicismo che ha fatto del settarismo e dell'anacronismo preconciliare la sua principale bandiera. Con l'aria nuova che sta immettendo da Roma papa Francesco, crediamo che sia giunto il momento opportuno perch la diocesi di Madrid assuma la sua responsabilit nell'elezione del suo vescovo, si legge nella nota di Redes Cristianas. E se pure, prosegue, non si pu giungere, al momento, all'utopia riflessa dalla Tradizione Apostolica, dovremmo almeno iniziare a muovere i primi passi, a cominciare da quello di non imporre da fuori un vescovo di cui si sa che non voluto dalla Chiesa locale. Dove il riferimento al card. Antonio Caizares, gi arcivescovo di Toledo e attuale prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, la cui nomina al vertice dellarcidiocesi di Madrid, secondo quanto riferito dalla stampa spagnola, stata gi comunicata dal papa al card. Rouco durante ludienza concessa a questultimo il 28 giugno scorso. Un nome, quello di Caizares, sgraditissimo alla Chiesa di base spagnola (e allo stesso Rouco, essendo i rapporti tra i due notoriamente ben poco amichevoli), che lo considera reazionario n pi n meno dellarcivescovo uscente (tristemente famosa la sua dichiarazione sulla superiore gravit dellaborto rispetto agli abusi sessuali: Non comparabile quanto potuto accadere in alcuni collegi con i milioni di vite distrutte dallaborto, El Pas, 29/5/09).

 

Non sembra essere andata bene neppure ai fedeli della diocesi di Orn, a Salta, in Argentina, alla cui guida stato chiamato da papa Francesco Gustavo Zanchetta, un prete che nella diocesi di Quilmes, da cui proviene e in cui ha ricoperto importanti incarichi, ha raccolto ben poche simpatie. Horacio Verbitsky, giornalista da sempre critico nei confronti di Bergoglio, descrivendo Zanchetta su Pgina 12 (29/7) come prototipo del carrierista che il papa critica nei suoi discorsi, riporta nel suo articolo, in forma anonima, un elenco di opinioni riprese testualmente da una mailing list a cui partecipano sacerdoti e laici di Quilmes, tutti indignati, sorpresi, paralizzati o furiosi per la designazione. C' chi domanda: Ma il vescovo non doveva odorare di pecora? e chi esclama:

Zanchetta vescovo! Ha fatto carriera. Povero popolo di Orn (...). Non riesco a riprendermi; chi denuncia: In questo procedimento vedo il papa nella sua ideologia pi genuina: Gustavo uno dei suoi fedeli seguaci e non gli importa un fico secco della sua posizione nel presbiterio e di come ha gestito il potere in relazione alla gente; chi considera: Gustavo non avrebbe dovuto essere ordinato se si fosse tenuto conto della consultazione promossa tra i presbiteri della diocesi e chi evidenzia: La sua nomina dimostra che vi sono cose che non cambiano cos facilmente.

 

Di seguito, in una nostra traduzione dallo spagnolo, la lettera al papa scritta dalla campagna Catholic Church Reform, seguita da un documento che ne illustra le ragioni e dalla nota di Redes Cristianas.