Se la stabilit diventa idolatria

 

di Barbara Spinelli

 

 la Repubblica del 24 luglio 2013

 

Stabilit: cos spesso viene invocata e cos febbrilmente, in Italia, che quasi non ci accorgiamo che divenuta virt teologale che assorbe ogni altra virt: non mezzo, ma finalit ultima dellagire politico. Non siamo i soli a subirne i ricatti: in tutta Europa, le ricette anticrisi lassolutizzano. Dicono che la Grecia per fortuna lontana, invece ci sta vicina come la pelle. Quotidianamente vengono additati i nemici della stabilit politica, e piano piano ogni inquietudine, ogni opposizione, ogni giornale che amplifichi notizie poco gradite al comando son guardati con diffidenza. Il rischio Italia non c, ha detto il governatore Visco al vertice dei Venti, il 20 luglio, ma resta il gran peso dellinstabilit politica e istituzionale, a frenare la crescita. Non ha specificato in cosa consista secondo lui linstabilit, ma conosciamo le ragioni generalmente addotte: le divisioni tra partiti di governo (per infantilizzarli son chiamate litigiosit), gli attacchi al ministro Alfano responsabile delle deportazioni kazake, i subbugli che seguiranno uneventuale condanna definitiva di Berlusconi per appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio (diritti Mediaset).

La stabilit assurge a valore supremo, non negoziabile, e se vogliamo custodirla dobbiamo disgiungerla da princpi democratici essenziali come limperio della legge, la responsabilit del governante, la sua imputabilit: tutte cose che turbano. Viviamo nel regno della necessit e del sonno, non della libert e del divenire. Non c alternativa alle larghe intese, da cui ci si attende nientemeno che la pace, o meglio la pacificazione. Cos stata ed lopposizione a Berlusconi? Guerra. Le critiche a Alfano? Guerra. LItalia ha gi vissuto epoche simili, a bassa intensit democratica: sin da quando fu necessario, nella Liberazione, far patti con la mafia. O nella guerra fredda, escludere i comunisti dal governo. Stesso clima negli anni della solidariet nazionale contro il terrorismo, dellemarginazione di Falcone e Borsellino durante le stragi di mafia. La storia dellItalia postbellica cronicamente allinsegna della stabilitidolatrata. Il mito delle larghe intese figlio di questa idolatria. Dalla convinzione, diffusa nei vari partiti, che i mali del Paese siano curabili solo se lo scontro politico sattenua, fra destra e sinistra: se i contrari si fondono, ut unum sint. Si glorifica il compromesso storico, e sulla sua scia le grandi coalizioni, le strane maggioranze. un mito che urge sfatare, e non solo perch il Pdl di Berlusconi non comparabile alle destre europee. Pi fondamentalmente, il mito un inganno.

Le unit nazionali, anche in condizioni democratiche normali, sono sempre strade di ripiego, votate allinstabilit. Furono sempre malferme, le grandi coalizioni tedesche: le riforme decisive vennero fatte dalla sinistra o dalla destra quando governavano da sole. Furono labili e piene di disagio (difibrillazioni: anche qui il termine psico-medico) le coabitazioni francesi fra maggioranze presidenziali e parlamentari discordanti. Non vero che i mali si medicano abolendo il conflitto fra blocchi contrapposti. In Europa e America, le unioni sacre immobilizzano la politica, e limmobilit non vera stabilit.

Anche di fronte a pericoli gravi (terrorismo, mafia, autoritarismo) non sono le larghe intese a garantire stabilit. Vale la pena ricordare la Grande Coalizione tentata prima dellavvento di Hitler, nella Repubblica di Weimar. Fra il 1928 e il 1930 nacque un governo di socialdemocratici, Popolari tedeschi e bavaresi, Centro cattolico. Furono anni di tensioni indescrivibili, che accelerarono la fine della democrazia e che Hindenburg, Presidente, coscientemente us per sfibrare i socialdemocratici, imporre un regime presidenziale (Prsidialregierung), cedere infine a Hitler (il partito nazista non supera il 2,6 per cento dei voti nel 28. Nel 1930 otterr il 18,3, nel 33 il 43,9). Lultimo governo parlamentare di Weimar, diretto dal socialdemocratico Hermann Mller, sinfranse su scogli che riecheggiano i nostri in maniera impressionante.

Unausterit dettata dai vincitori della prima guerra mondiale, una disoccupazione che raggiunse 2,8 milioni nel marzo 29, e la coalizione che vacill sullacquisto di costosi armamenti (la Corazzata- A), e linsanabile conflitto su tasse e sussidi ai senza lavoro: ecco i veleni che uccisero Weimar, e paiono riprodursi oggi in Italia. A quel tempo, fuori dai Palazzi del potere, rumoreggiavano i nazisti sempre pi tracotanti, i comunisti sempre pi costretti da Mosca a imbozzolarsi nella separatezza. Il movimento di Grillo imita quellimbozzolamento. Casaleggio non riceve ordini esterni ma come se li ricevesse. Non si capisce altrimenti come mai dun sol fiato profetizzi immani tumulti sociali, e respinga ogni futuro accordo tra 5Stelle e Pd. Le sue parole scoperchiano quel che destabilizzante nelle larghe intese; ma le rendono pi che mai ineludibili, fatali.

Come nella guerra la prima vittima la verit, cos nelle grandi coalizioni la prima vittima il principio, autocorrettore, della responsabilit dei ministri, collettiva e individuale (art. 95 della Costituzione). Prioritario durare: la sacrata stabilit a questo prezzo. Il prezzo di una responsabilit triturata dai sofismi ( politica? ooggettiva?), di una Costituzione disattesa, o di una moratoria chiesta dalla destra sulle questioni etiche (leggi su omofobia o coppie gay: una promessa elettorale della sinistra). Difficile chiamare stabilit questo non strano, pi che ovvio guazzabuglio. Nella Fattoria degli animali, la casta trionfatrice dei maiali narrata da Orwell annuncia a un certo punto che tutti gli animali sono eguali, ma ce ne sono di pi eguali degli altri. Nelle grandi coalizioni accade qualcosa di analogo. Anchesse secernono una casta, pur di sfuggire ai partiti sottoscrittori delle intese, e i governanti assumono una postura singolare: si fanno prede di leggi deterministe, come non possedessero il libero arbitrio e di conseguenza non fossero imputabili. Il leone che sbrana la gazzella agisce cos: mosso dalla necessit della sopravvivenza, non deve render conto a nessuno, tribunale o popolo elettore.

Le unioni nazionali funzionano sempre male, ma se funzionano perch ciascuno riconosce e rispetta i limiti che il partner non pu valicare senza rinnegarsi. La grande coalizione di Weimar naufrag perch Hindenburg laveva suscitata col preciso intento di consumare i socialdemocratici. La morte della democrazia parlamentare era programmata dallinizio; il governo presidenziale di Brning, ultimo Cancelliere della Repubblica, era gi da tempo concordato tra Centro cattolico e destre popolari.

I guai succedono quando labitudine alla non-responsabilit diventa tassello principale della stabilit, o governabilit. Enorme il chiasso, ma ogni cosa stagna: la stasi. Nessuno si avventuri a staccare spine, ammonisce Napolitano. Tanto meno si provi a irritare i mercati e le banche daffari, che gi lhanno fatto sapere: non si fidano di Stati con Costituzioni nate nella Resistenza (rapporto di JP Morgan del 28-5-13). Per questo interessante sapere quel che intenda la Banca dItalia, quando nellinstabilit vede un freno alla crescita. Quale stabilit?

Ci sono momenti in cui si ha limpressione che lItalia abbia vissuto nel Regno della Necessit quasi sempre, tranne nel momento magico del Comitato di liberazione nazionale, della Costituzione repubblicana. I governanti che sono venuti dopo sono stati potenti stabilizzatori, pi che responsabili. Quando parla al popolo, lo stabilizzatore gli d poco rispettosamente del tu e distinto cade nel frasario del gangster: Ti faccio unofferta che non potrai rifiutare .