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Papa Francesco La conversione dei tradizionalisti

 

di Sergio Paronetto*

 

Adista - Segni Nuovi -n. 32 del 2 novembre 2013

 

Il Foglio di Giuliano Ferrara, gi organo degli atei devoti, diventato ora l'avanguardia del movimento anti-Francesco, si sta muovendo in tre direzioni: dare spazio agli attacchi frontali del mondo cattolico pi reazionario e anticonciliare verso un papa ritenuto traditore della dottrina cattolica; raccogliere ogni forma di contrarier, compresa quella giudicata ultra liberal, un tempo considerata cattiva maestra ma ora utile per evidenziare le contraddizioni dell'attuale pontificato; minimizzare il disagio, come scrive Massimo Introvigne, e mediare per evitare i rischi di uno scisma. Lo scopo complessivo quello di mettere in risalto l'inaffidabilit di un papa pericoloso per l'unit della Chiesa.

Il giornale pi papista diventa apertamente antipapista. Chi ha fatto per anni apologia (ideologica) di  papa  Ratzinger  a  sostegno  di  Berlusconi,  di  Bush  e  della  superiorit  dell'Occidente,  ora denuncia papa Bergoglio avvertito come scomodo innovatore troppo francescano o, semplicemente, troppo cristiano (la seria riflessione di Andrea Monda del 9 ottobre, collocata all'interno, appare un'ardita eccezione, vista la teologia da strapazzo che il giornale, come osserva Eugenio Scalfari su la Repubblica del 13 ottobre, sta sostenendo).

Il 9 ottobre viene concessa grande evidenza al lungo intervento, Questo Papa non ci piace, firmato da Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, presentati come espressione autorevole del mondo tradizionalista cattolico. Il loro ragionamento attacca, in ordine: l'imponente esibizione di povert nella visita ad Assisi; il dialogo con Scalfari e con i non credenti fondato sulla centralit della coscienza; la rottura di tutta la tradizione ecclesiastica; la dichiarazione della irreversibilit del Concilio; la vicinanza all'amico gesuita Carlo Maria Martini; la deformazione del Vangelo sottomesso al mondo; le espressioni io credo in Dio, non in un Dio cattolico, il proselitismo una solenne sciocchezza, la Chiesa ospedale da campo, i poveri sono la carne di Cristo; l'insistenza sulla misericordia e sul perdono.

Inutile parlare di contesto da interpretare, dicono: L'errore, quando c', si riconosce ad occhio nudo, i sei mesi di papa Francesco hanno cambiato un'epoca. Sono stati un campionario di relativismo. Costituiscono un'inversione di rotta. Siamo al rovesciamento del passato. Il papa si fatto complice del gioco mediatico tendente a esaltare episodi marginali ma cari alle folle. Viene scomodato anche Mc Luhan che nel 1969 ha definito i mass media facsimile del Corpo mistico, assordante manifestazione dell'anticristo. In estrema sintesi, papa Francesco gesuitico, sconcertante, inquietante, relativista, modernista, permissivo, amorale, populista, pauperista, esibizionista, seminatore di dubbi, anticristiano.

Ancora pi dura la posizione di Mattia Rossi (Il Foglio, 11 ottobre) intitolata Francesco sta fondando una nuova religione opposta al Magistero cattolico. Il papa starebbe dissolvendo la dottrina cattolica attraverso un erosivo magistero liquido, un antropocentrismo spinto (pi grave di quello espresso nel n. 22 della Gaudium et spes), sentimenti umanitaristi che rasentano fortemente  l'eresia  e negano  il  valore  redentivo  dell'incarnazione.  Le  sue  parole,  con  il  loro stillicidio disgregante, si basano su un inganno molto sottile e intollerabile per un cattolico.

Da  parte  mia,  tre  opinioni.  Osservo,  anzitutto,  che  i  tradizionalisti  (che  preferisco  chiamare reazionari perch la tradizione una cosa seria), da sempre cultori del primato assoluto di Pietro e infallibilisti a tutto campo, diventano subito relativisti rispetto a gesti e parole che non condividono e che valutano come pareri slegati da alcun magistero. Vedo, poi, che denunciano la presunta falsa umilt del papa proponendosi con molta presunzione come possessori della verit cattolica, come inquisitori di un papa ritenuto deviato. Noto, in terzo luogo, un'altra contraddizione: proprio chi intende la verit in modo dottrinario e immutabile, a sostegno di una politica reazionaria e di un modello di sviluppo ritenuto altrettanto immutabile o naturale, dominato dal dio denaro, predica una fede alternativa al mondo cattivo-peccatore. In questa ideologia sadomasochista, tipica di un cristianismo senza Cristo, sta forse il nucleo dell'attacco al papa. Probabilmente, ci che d fastidio la denuncia del mondo ingiusto, dell'idolatria del denaro, della cultura dello scarto, della follia delle guerre. Ci che disturba la centralit di Cristo, l'invito alla spoliazione, l'amore ai poveri e l'imitazione di Cristo povero. Un'esagerazione demagogica per i tradizionalisti. Un'ardua sfida per tutti, anche per i progressisti, come osserva Vito Mancuso nell'intervento sulla necessit di una fondazione etica del bene e della giustizia grazie all'esercizio di un pensiero femminile ( la Repubblica,  4 ottobre 2013).

Certo, le tematiche sollevate sono difficili, esposte alla verifica di un'avventura comune, ma una cosa la critica argomentata, altra cosa l'ipercritica pregiudiziale e ideologizzata. sempre improprio definire il papa secondo categorie fisse di conservazione, tradizione, progresso, riforma, rottura, rivoluzione o altro.  Non nemmeno  necessario. Siamo dentro  un evento da curare e accompagnare con lucida attiva responsabilit. Siamo forse davanti a un'innovazione basata sull'interconnessione nonviolenta tra mezzi e fine. Il cambiamento di stile, infatti, parte integrante della  verit  che    sempre  relazionale.  I  cattolici  sono  convocati  a  una  rigenerazione,  a  un rinnovato cammino di fede. Ne sono conferma la grande veglia per la pace del 7 settembre, iniziata con la benedizione originaria sul creato e sull'umanit (Dio vide che era cosa buona) e il progetto di spoliazione presentato ad Assisi con le parole di Matteo 11,25: Ti rendo lode, Padre, perch hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Ha inizio la rivoluzione dei piccoli? In ogni caso, le Beatitudini e il capitolo 25 del Vangelo di Matteo (il protocollo con il quale saremo giudicati) costituiscono per il papa il piano d'azione dei credenti (discorso ai giovani argentini in Brasile). I detrattori pi aspri di papa Francesco mi fanno venire in mente l'auspicio di Tonino Bello, rivolto in forma orante a Oscar Romero, a liberare il mondo da tutti gli aspiranti al ruolo di Dio.

 

* Vicepresidente nazionale di Pax Christi