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8X1000, un Italicum a misura di Chiesa

 

di Luca Kocci

 

 il manifesto del 22 aprile 2014

 

I testimonial non sono attori e sono scelti con cura: c la suora missionaria in una baraccopoli di Addis Abeba, la comunit Progetto Sud di don Giacomo Panizza a Lamezia Terme pi volte presa di mira dalle ndrine, gli interventi di solidariet internazionale della Caritas e la Consulta antiusura. Ma la nuova campagna pubblicitaria per l8x1000 alla Chiesa cattolica lanciata a met aprile racconta solo un quarto della verit. Precisamente il 23%: a tanto ammonta la percentuale che lo scorso anno (negli anni precedenti la quota era pressoch la stessa) la Conferenza episcopale

italiana ha deciso di assegnare agli interventi caritativi: 240 milioni, su 1 miliardo e 32 milioni incassarti (116 milioni in meno del 2012, quando venne raggiunta la cifra record di 1 miliardo e 148 milioni). I tre quarti dei fondi vengono invece impiegati per ledilizia di culto, la pastorale e la catechesi (420 milioni) e per gli stipendi di circa 33mila preti (382 milioni).

 

Questanno, al lungo elenco delle confessioni che gi accedono all8x1000 (cattolici, valdesi e metodisti, luterani, battisti, avventisti del settimo giorno, ortodossi, ebrei e pentecostali della Chiesa apostolica e delle Assemblee di Dio) si aggiungono altre due religioni non cristiane, che portano in dote almeno 200mila praticanti: Unione buddhista e Unione induista italiana. Totale 11. Restano fuori i mormoni (Chiesa di Ges Cristo dei santi degli ultimi giorni) i quali, pur avendone diritto, vi hanno rinunciato. Il dodicesimo partecipante lo Stato, ma non si fa pubblicit, per non disturbare le Chiese.

 

Mascherato come scelta volontaria, l8x1000 in realt obbligatorio, quindi, di fatto, un finanziamento pubblico. Chi non sceglie paga lo stesso, e la sua quota viene attribuita in proporzione alle scelte espresse dagli altri. Considerando che a firmare per una destinazione meno della met dei contribuenti (circa il 45%), la minoranza a decidere per tutti. Una sorta di Italicum applicato allIrpef.

 

Il meccanismo, ideato ai tempi del Nuovo Concordato da Tremonti, allora consigliere economico di Craxi, Cirino Pomicino, presidente della Commissione bilancio della Camera, e il card. Nicora, venne concepito per favorire il pi forte: la Chiesa cattolica. I Radicali hanno tentato di cancellarlo con un referendum che per non ha raggiunto le firme necessarie per poter essere svolto. Tutti, o quasi, ne traggono beneficio: solo Assemblee di Dio e Chiesa apostolica devolvono allo Stato le quote non espresse che gli sarebbero spettate (prima vi rinunciavano anche valdesi e battisti; dallanno scorso hanno deciso di incassarle). Ma il primo partito, la Chiesa cattolica, a ricavarne il massimo: nello scorso anno, grazie al meccanismo di ripartizione proporzionale delle quote non espresse, ha ottenuto l82% dei fondi (nel 2007 era l89,8%), nonostante meno del 40% dei contribuenti labbia scelta.

Come usano le comunit religiose i fondi pubblici dell8x1000? Ovviamente come vogliono, la normativa di fatto non pone limiti. Dei cattolici si detto: soprattutto per culto, pastorale e sostentamento del clero, solo una piccola parte per la solidariet. Ma anche altri fanno scelte analoghe. La Chiesa luterana nel 2012 ha incassato quasi 3milioni e 500mila euro: 1milione e mezzo stato speso per levangelizzazione, quasi 1 milione per i ministri di culto, 350mila per attivit missionarie; per il sociale e la cultura sono rimasti 500mila euro, 100mila per pubblicit e spese di gestione. E lUnione delle comunit ebraiche: degli oltre 4 milioni e 700mila euro ottenuti nel 2011 (ultimo rendiconto disponibile), 2 milioni e 848mila sono andati alle varie comunit ed enti ebraici presenti in Italia, 1 milione e 533mila stato speso per attivit culturali e didattiche,

340mila per la comunicazione. La Sacra arcidiocesi ortodossa dItalia non fornisce cifre, dichiara solo che i soldi sono usati per culto, catechesi e un sostegno anche materiale per le persone sole e per le famiglie pi bisognose.

 

Di segno opposto le scelte delle Chiese valdesi e metodiste e delle Assemblee di Dio: non usano i fondi per il culto ma a parte una quota intorno al 5% per le spese di gestione esclusivamente per attivit sociali, assistenziali e culturali, sia in Italia che allestero, come documentano rendiconti piuttosto dettagliati (anche se, va detto, una parte di queste attivit sono condotte dalle loro stesse strutture che quindi parzialmente si autofinanziano). Nel 2013, con laumento del consenso da parte dei contribuenti (570mila firme, 100mila in pi del 2012) ma soprattutto per la decisione di trattenere le quote non espresse, i valdesi hanno quasi triplicato gli incassi, arrivando a 37 milioni (nel 2012 erano 14) e ponendosi nettamente al secondo posto fra le comunit religiose, sebbene a lunghissima distanza dai cattolici. Le Assemblee di Dio nel 2012 hanno ricevuto 1 milione e

165mila euro.

 

Anche battisti, avventisti e Chiesa apostolica spendono tutto per iniziative sociali, ma inciampano sulla trasparenza: tranne la segnalazione di qualche progetto spot, i rendiconti non vengono diffusi (da un vecchio bilancio si scopre per che nel 2011 gli avventisti percepirono 2milioni e 167mila euro, con cui finanziarono progetti sociali, formativi, educativi e culturali in Italia per quasi 2 milioni e progetti umanitari allestero per 70mila euro, lasciandone 100mila per la campagna informativa e per le spese di gestione).

 

Di induisti e buddhisti si sa poco, se non che utilizzeranno i soldi sia per il culto che per progetti sociali, umanitari e culturali, come cattolici, luterani ortodossi ed ebrei. Nella nostra comunit, i due piani si intrecciano, ha spiegato allagenzia Adista Svamini Hamsananda Giri, vicepresidente degli induisti italiani, perch destinare fondi alla costruzione di un tempio significa mettere in moto le attivit che vi si svolgono, di culto ma anche sociali e assistenziali.