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In Italia ci sono sempre meno frati e suore

 

di Fabrizio Mastrofini

 

La Stampa Vatican Insider dell'8 gennaio 2014

 

Frati e suore diminuiscono in Italia (anche altrove). Lo sanno i superiori, lo sa il Papa, che tra laltro ha affrontato la tematica nelloramai famoso incontro di novembre con i Superiori generali il cui contenuto stato diffuso pochi giorni fa. Tuttavia il calo numerico porta con s almeno altre questioni di grande rilievo. Aspetti che sono stati trattati da padre Giovanni Dalpiaz, benedettino camaldolese, sociologo, molto conosciuto non solo in Italia. Il suo intervento stato pubblicato in rilievo sulla rivista Testimoni, dei Dehoniani di Bologna, il pi qualificato periodico mensile che si rivolge a frati e suore.

 

In sostanza padre Dalpiaz spiega che i problemi da affrontare si chiamano: qualit della formazione vocazionale e ridimensionamento soprattutto per quelle opere educative e culturali che erano utili nellOttocento e nel Novecento ed oggi non lo sono pi. Proprio i numeri non ammettono discussioni: abbiamo circa 20 mila religiosi; 89 mila le suore, il 46% ultrasettantenni. Erano 154 mila le religiose nel 1971, mentre i religiosi stavano sulle 30 mila unit. con fatica, nota Dalpiaz che gli Istituti religiosi diventano consapevoli della profondit del cambiamento.

 

E poi si produce unanomala situazione, anche per il sociologo. Frati e suore con le loro opere godono del favore delle persone e le comunit vengono assai apprezzate e frequentate. Tuttavia quelle stesse persone vedono con indifferenza i problemi numerici e gestionali per cui si auspica che le opere continuino a funzionare senza per minimamente preoccuparsi di chi dovrebbe animarle, ossia della questione vocazionale. Dunque il ridimensionamento si prefigura come indispensabile e non rinviabile, facendo risaltare sempre di pi la mancanza negli Istituti religiosi di una cultura della collaborazione: prevale una concezione gerarchica dei rapporti. Dove le opere (scuole, ospedali e via dicendo) vanno avanti grazie al lavoro dei laici, molto forte una asimmetria nei rapporti. In pratica solo i religiosi hanno lultima parola. Un aspetto che non corrisponde pi alla cultura contemporanea.

 

In pi, nota Dalpiaz, il cambiamento che anche cos profondo e traumatico, a ben guardare mostra altri elementi. La vita consacrata si sta frammentando: nascono nuove comunit che attirano molti giovani e propongono esperienze eremitiche; altre proposte che attirano riguardano le piccole comunit di tre-cinque persone; in altri casi si diffondono comunit miste, aperte ai laici ed alle famiglie. Esperienze che non sono interessate a durare nel tempo e a darsi strutture giuridiche stabili ed approvate e puntano piuttosto allautenticit vissuta nelloggi. Conclusione: andare avanti difficile e faticoso per tornare indietro non si pu.

 

E sul fronte delle esperienze, padre Dalpiaz segnala, di passaggio, un aspetto che rende bene la dimensione del cambiamento italiano facendo presente che esistono 36 parrocchie affidate ad una religiosa. Non fornisce altri particolari. Per in questo settore molto sta maturando guardando fuori dallItalia. Il National Catholic Reporter, settimanale progressista di punta statunitense, nellultimo numero presenta la storia di Steve Mullin, laico sposato, padre di 4 ragazze, che dirige la parrocchia di Ognissanti ad Hayward in California. Perch negli Usa i sacerdoti scarseggiano pi ancora che in Italia. Cos si cercano risposte nuove. E del resto le statistiche indicano che ci sono 553 parrocchie in tutti gli Usa senza parroco residente e dunque gestite da un diacono, da una suora, da un laico.