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Una politica per i poveri

 

di Chiara Saraceno

 

la Repubblica del 12 luglio 2014

 

Negli anni della crisi il numero di coloro che si trovano in condizione di povert assoluta, cio impossibilitati a sostenere le spese necessarie alla sussistenza materiale, raddoppiato, passando da 2,4 milioni di persone nel 2007 a 4,8 milioni nel 2012 (e non ci sono indicazioni tali da far ritenere che nel 2013 le cose siano andate meglio). Bench le differenze territoriali si siano ulteriormente allargate, con il Mezzogiorno sempre pi impoverito, la povert morde anche nel Centro-Nord. Laumento si concentrato soprattutto tra minori e giovani, e tra le famiglie pi giovani e con due o pi figli. A differenza degli anni passati, infatti, anche un secondo (e non solo un terzo) figlio fa aumentare di molto il rischio di povert, stante lerosione, quando non la perdita tout court, dei redditi da lavoro di molti genitori. Viceversa, nonostante vi sia stato un aumento di povert anche

tra i pi anziani, esso stato contenuto, segnalando leffetto protettivo della pensione (pi sicura di un reddito da lavoro) e lefficacia del mantenimento dellindicizzazione per le pensioni pi basse di fatto lunica politica di contrasto alla povert effettuata in modo sistematico in questi anni.

Le altre sono state e sono invece occasionali, frammentate, rivolte a piccoli gruppi, mal disegnate e perci inefficaci: dalla social card di 40 euro mensili destinata agli anziani sopra i sessantacinque anni e ai bambini sotto i tre, introdotta dallultimo governo Berlusconi, alla nuova social card di importo pi consistente dedicata alle famiglie con figli minori con stringenti requisiti sia di reddito sia di status occupazionale destinata dapprima (con il governo Monti) alla sperimentazione in 12 citt, allargata poi con gli stessi criteri, con i fondi europei, a tutti i Comuni del mezzogiorno e successivamente, con gli scarsi fondi messi a disposizione dal Governo Letta, a tutti gli ambiti territoriali. Un allargamento, per altro, che stato bloccato dal cambio di governo. Quanto al bonus di 80 euro introdotto dal governo Renzi, il suo disegno esclude i poveri assoluti, dato che destinato ai lavoratori a basso reddito, senza tener conto n del reddito, n dei carichi famigliari e senza affrontare la questione dellincapienza.

Se questa tortuosa vicenda testimonia che la questione della povert per lo meno entrata nellagenda politica dopo anni di assenza, accompagnata da un crescente impegno di spesa, ne testimonia anche la persistente marginalit. Con il risultato, documentato dal Rapporto sulle politiche contro la povert in Italia negli anni della crisi, curato dalla Caritas insieme a diverse associazioni e presentato ieri, che tutte queste misure hanno scalfito poco o nulla liceberg della povert assoluta, tanto pi che contestualmente sono diminuite le risorse per le politiche locali.

Le informazioni necessarie per mettere a punto una buona politica di contrasto alla povert assoluta sono ampiamente disponibili. A mancare non sono tanto le risorse economiche, pur notevoli, quanto la volont politica di fare del sostegno a chi si trova in povert una priorit dellagenda politica. Lo insegna la vicenda del Sostegno di Inclusione Attiva, una misura non categoriale n sperimentale di reddito minimo integrato da servizi rivolta a tutti i poveri, fortemente sostenuta dal ministro Giovannini e dalla sottosegretaria Guerra nel governo Letta, bocciata da quello stesso governo che pure aveva approvato la pi costosa cancellazione dellImu per un anno. Anche la Caritas e le associazioni che hanno collaborato al Rapporto sostengono la necessit di introdurre finalmente in Italia (lunico paese della Ue, insieme alla Grecia, a non averla) una misura di questo genere al posto di misure frammentate e casuali.

una questione di equit, di solidariet sociale, ma anche di lungimiranza, per contrastare i processi in atto di marginalizzazione e la loro riproduzione da una generazione allaltra. Per altro, ce lo chiede anche lUnione Europea, nelle sue Raccomandazioni del giugno scorso a margine al Piano nazionale di riforma. Insieme agli estensori del Rapporto anchio mi chiedo se il contrasto alla povert assoluta faccia parte dellagenda del governo Renzi, in parallelo alla crescita delloccupazione. Quando, e se, questa avverr, infatti, difficile che i primi a beneficiarne saranno i pi vulnerabili e pi poveri. Tanto pi che molti tra loro hanno s un lavoro, ma il reddito che ne traggono non sufficiente a far fronte ai bisogni delle loro famiglie, neppure se ricevessero gli 80 euro.