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Cristianesimo e modernità sono compatibili?

 

Roger Lenaers 

 

 https://it.wikipedia.org/wiki/Roger_Lenaers

 

 Adista Documenti n° 29 del 05/09/2015

Comparso sul numero speciale (il 37/2015) della rivista di teologiaHorizonte, pubblicata dalla Pontificia Università Cattolica di Minas Gerais, dedicato proprio al paradigma post-religionale. Vi proponiano, in una nostra traduzione (di ADISTA), alcuni stralci dell'intervento di Lenaers, rimandando per la lettura integrale del lungo articolo, nella versione originale inglese, al sito della rivista Horizonte e, in quella tradotta in spagnolo, al sito di Servicios Koinonia

 

 

1 VIDETUR QUOD NON: SEMBREREBBE DI NO 

La risposta alla domanda posta nel titolo dovrebbe iniziare allo stesso modo in cui Tommaso d'Aquino, nella sua Summa Theologica, comincia la trattazione di questioni simili, cioè con videtur quod non, «sembrerebbe di no». Laddove la modernità, vale a dire la cultura occidentale, è diventata dominante, come in Europa, negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Nuova Zelanda, il cristianesimo si è nella stessa misura indebolito. (...). Fino al 1750, in Occidente, la frequentazione della chiesa raggiungeva quasi il 100%, così come era avvenuto da quando la cristianizzazione dell'Europa era stata completata, intorno all'anno 1000. Ma verso la metà del XX secolo è scesa intorno al 65%, il che significa che in 200 anni circa un terzo dei fedeli cristiani ha lasciato la chiesa, è diventato indifferente o ha perso completamente la fede (...). 

Potrebbe sembrare che abbia avuto luogo un terremoto religioso. In realtà, non c'è stato alcun terremoto ma una specie di bradisismo, il lento ma continuo innalzamento della crosta terrestre che, dopo un certo tempo, fa crollare gli edifici. Allo stesso modo, nel corso di due secoli, la cultura occidentale è cambiata lentamente ma inesorabilmente, perdendo la sua natura religiosa.

Le radici di questo cambiamento fondamentale affondano nell'umanesimo del XV secolo, alimentato dalla rinascita dell'antica cultura greco-romana (...). Questa antica cultura risorta nel rinascimento era, come tutte quelle antiche, una cultura religiosa e pertanto non minava la visione cristiana dell'Occidente. Tuttavia, comportò anche la riscoperta della cultura scientifica dell'antica Grecia. Tale riscoperta produsse già nel XVI secolo un folto numero di studiosi come Copernico, Mercatore, Justus Lipsius, van Helmont, ma a porre davvero le basi delle scienze moderne fu il XVII secolo, il secolo di geni come Galilei, Torricelli, Keplero, Newton, Cartesio, Pascal e molti altri. Tutti credenti cristiani convinti. Scienza e religione erano ancora amiche. Tuttavia la religione non era più la regina indiscussa delle scienze.

Le cose cambiarono radicalmente nella seconda metà del XVIII secolo (...). Un gruppo di studiosi francesi cominciò a trarre le conseguenze dalle nuove idee che in Francia e in Gran Bretagna avevano cominciato a sorgere da qualche tempo. La ragione divenne più importante delle credenze religiose e, di conseguenza, in caso di conflitto – sempre più frequente –, era la ragione ad avere la meglio. Una nuova visione stava emergendo, quella della modernità.

I leader delle Chiesa compresero subito che queste nuove idee erano difficilmente conciliabili con le concezioni religiose tradizionali e, ancor peggio, minacciavano di minare la loro autorità e la loro posizione privilegiata all'interno dello Stato. Per questo, attaccarono e condannarono ferocemente questa nuova visione. Tuttavia, così facendo, esclusero se stessi e il cristianesimo dall'arricchimento promesso dalla modernità. A causa di questa cecità, la Chiesa perse già nel corso del XVIII secolo l'adesione di gran parte dell'élite intellettuale, la quale volse le spalle a una religione che rifiutava i valori umani e le certezze scientifiche. Inoltre, nel XIX secolo, ignorando le aspirazioni e le proteste delle vittime proletarie della rivoluzione industriale, la Chiesa perse gran parte della classe lavoratrice, che diventò socialista e anticlericale. (...). 

Da allora il numero dei praticanti non ha smesso di calare, e molto più rapidamente che in precedenza. E questo perché fino alla prima metà del XX secolo i leader della Chiesa erano riusciti, più o meno, a tenere i fedeli lontani dalle idee moderne. (...) Ma nel periodo che va dal 1960 al 2010, i moderni mezzi di comunicazione si sviluppano a una velocità frenetica e impregnano la società intera, compresi i membri della Chiesa, con le idee della modernità. (...). In 50 anni, la frequentazione della Chiesa è scesa in Europa dal 65% al 10-15%, una caduta clamorosa per un'istituzione in passato così dinamica ed estesasi in tutto il mondo. E questo numero continua a scendere, perché la vecchia generazione, che costituisce la maggior parte della popolazione praticante, piano piano scompare e i giovani, cresciuti con la cultura moderna e da questa modellati, mostrano poco interesse per l'ambito religioso, disertando le chiese. Statisticamente, nei prossimi 50 anni, il cristianesimo sarà quasi cancellato dal mondo occidentale. E questo non solo è inconcepibile, ma rappresenta anche una terribile perdita per l'umanità. Perché, malgrado le deficienze umane (...), il modo di vita creativo della comunità nata dalla fede in Gesù continua a indicare il cammino per un nuovo mondo più umano.

2. LE RADICI DI QUESTO ANTAGONISMO

È ovvio che la cultura moderna e il cristianesimo si sono allontanati. Ma quali sono le radici profonde del loro antagonismo? Per individuarle, dobbiamo tornare all'origine della religione. (...). Gli esseri umani conoscevano la paura tanto quanto i primati e come loro cercavano di sfuggire ai pericoli che li minacciavano, ma, diversamente da loro, cercavano di capire cosa succedeva, facevano domande, cercavano risposte e, non incontrandole nel mondo visibile, pensarono spontaneamente a un mondo invisibile al di sopra delle loro teste.  

(...). Nella profondità della psiche degli esseri umani deve esserci registrata una coscienza soggiacente o il sentimento implicito di una realtà che li trascende, senza la quale la religione non sarebbe mai nata. (...). La religione è un'espressione collettiva di una cosmovisione che vede tutte le cose come dipendenti da poteri come quelli umani ma radicati in un mondo invisibile. Questi poteri (...) possono intromettersi nei nostri affari e noi possiamo entrare in contatto con essi attraverso la preghiera e l'offerta di doni.

Tale cosmovisione si definisce "teismo", il quale può essere politeismo quando si ritiene che queste potenti divinità siano molteplici o monoteismo quando tale molteplicità si fonde in un'unità. Così è stato (...) probabilmente per un milione di anni. Il che significa che tale cosmovisione ha goduto di un tempo più che sufficiente per penetrare profondamente nella psiche umana, al punto di diventare quasi indelebile.

Ma il veloce progresso della scienza (...) ha condotto nel XVIII alla scoperta che molti di questi enigmatici e inesplicabili avvenimenti scambiati per interventi degli dei o di Dio da un mondo soprannaturale erano in realtà perfettamente spiegabili con le leggi naturali di questo mondo scoperte progressivamente dalla scienza moderna. A causa di tali scoperte, la necessità di un intervento di Dio per spiegare quanto avviene si indebolì. (...). E quando la scienza ha dimostrato alla fine l'impossibilità di un intervento extracosmico nell'ordine naturale (...), è diventato facile e normale negare l'esistenza di questo Essere invisibile e inattivo di cui neppure si può dimostrare l'esistenza. (...). Così, la modernità è diventata una cultura essenzialmente non teista, l'unica in tutta la storia dell'umanità. Ancora oggi, questa cosmovisione del mondo occidentale è appena un'isola in un oceano di fervore religioso. Basta guardare ai Paesi islamici o all'India.

Ma se il cristianesimo è una religione, ossia una forma di teismo, e la modernità è esplicitamente non-teista, atea, non solo si escludono a vicenda, ma si escludono necessariamente. Se è così, il messaggio cristiano di salvezza non può penetrare in tale cultura e impregnarla, e questo sarebbe catastrofico, tanto per la Chiesa quanto per la modernità. Perché, se così fosse, la Chiesa avrebbe fallito, giacché perderebbe la ragione della sua esistenza, la sua missione, che è quella di trasformare il mondo – anche quello moderno – nel Regno di Dio. E la cultura moderna occidentale – le cui mancanze e i cui problemi sono evidenti –, insieme a tutta l'umanità in cui si vanno infiltrando lentamente le idee della modernità, non potrebbe godere dell'influenza salvifica di Gesù.

3. SED CONTRA EST QUOD: D'ALTRA PARTE SUCCEDE CHE…

(...) San Tommaso, dopo il videtur quod non, con gli argomenti corrispondenti, aggiunge sempre il sed contra est quod, «d'altra parte succede che», e qui espone l'argomentazione contraria, quella corretta. C'è indubbiamente un modo di sfuggire a quel pericolo, ma il prezzo è molto alto e la maggior parte della Chiesa, cominciando dalla gerarchia, non è disposta a pagarlo: il cristianesimo dovrebbe smettere di essere teista (...). A questa condizione, e solo a questa, il conflitto tra la fede e la cultura atea occidentale può avere fine. Perché il teismo in sé non è una negazione della trascendenza, ma è solo la negazione dell'esistenza di un Theos, un essere in un mondo soprannaturale - da cui tutti dipendiamo - che ci può imporre leggi e che ci sottrae la nostra autonomia. (...).

Il cristianesimo è essenzialmente una religione? No, non lo è! È solo nel corso del tempo che è diventato una religione. Originariamente ed essenzialmente è la comunità di coloro che si lasciano guidare dalla fede in Gesù di Nazareth, quelli che riconoscevano in lui la rivelazione immortale del Mistero Assoluto, o, detto in parole pre-moderne, riconoscevano Gesù Cristo come l'eterno Figlio di Dio. Questa comunità abbandonò rapidamente la religione ebraica da cui proveniva e le sue tradizioni (...). Ma crescendo e sviluppandosi in un altro ambiente profondamente religioso, (...) si andò trasformando in una religione, assumendo tutti gli elementi che caratterizzano le religioni, come i sacerdoti, i sacramenti, i libri sacri, i templi, i voti e le preghiere. (...). Nella sua essenza, tuttavia, non è una religione; è la fede in Gesù, ossia un'adesione a Gesù di Nazareth. E non essendo essenzialmente una religione, può abbandonare tutto ciò che della religione ha acquisito a poco a poco, a cominciare dal teismo, che ne è la radice.

Le Chiese dovrebbero abbandonare l'immagine di Dio come Theos, il Signore onnipotente nell'alto dei cieli, che può intervenire a suo arbitrio nelle questioni umane e da cui possiamo ricevere aiuto se lo chiediamo. Al suo posto, dovrebbero sviluppare un'immagine non-teista di Dio, un'immagine non più incompatibile con la visione non-teista (o a-teista) che la modernità possiede della realtà. (...).

Per sviluppare questa immagine, dobbiamo cominciare da una frase dell'ateo Albert Einstein: «Essere consapevoli che dietro tutto quello che possiamo sperimentare si nasconde qualcosa che il nostro intelletto è incapace di comprendere, qualcosa la cui bellezza e maestosità può brillare in noi solo in maniera imperfetta e debole, essere coscienti di questo è la vera religiosità. In tal senso io sono un ateo profondamente religioso». Se possiamo chiarire che questo «qualcosa» non-teista e senza nome è sufficientemente grande da includere i due elementi classici dell'immagine cristiana di Dio, quelli di Creatore e di Padre, allora nulla ostacolerà il cammino di riconciliazione tra modernità atea e fede non-teista.

Primo, il Creatore del cielo e della terra, cioè di tutto ciò che esiste. Un'idea che sembra bloccare decisamente qualsiasi tentativo di conciliazione tra la modernità e la fede, ponendo l'accento sulla dipendenza assoluta del cosmo, con la conseguente negazione della nostra autonomia. Ma (...) se interpretiamo il cosmo come un'autoespressione di uno Spirito assoluto che evolve lentamente, non c'è più opposizione, ma solo distinzione tra "Dio" e il cosmo. Perché se "Dio" non significa più un'istanza extracosmica, ma la Profondità spirituale di tutto ciò che esiste, allora anche la nostra libertà e la nostra autonomia emanano da questa autoespressione. (...).

Ma l'autentica tradizione cristiana – che non dovremmo abbandonare – definisce questo meraviglioso e creativo Qualcosa anche come «Padre». (...). Gesù lo chiamava così, perché la sua profonda esperienza mistica della Realtà Ultima evocava in lui, in maniera trascendente, ciò che aveva sperimentato come bambino nel contatto con suo padre: una cura incondizionata, ma, al tempo stesso, un'autorità indiscussa. Sicuramente, "Dio" (...) lo amava, lui lo sapeva con certezza, e lo incoraggiava ad amare sempre, costi quel che costi, perché la Realtà Ultima è anch'essa Amore Assoluto. Questo Amore Assoluto non abita in cielo, ma nel cuore di tutto ciò che esiste e porta costantemente tutte le cose a evolvere, spingendo gli esseri umani a essere più umani, a essere più amore. 

(...). Solo a condizione di pensare Dio in modo nuovo possiamo essere autenticamente fedeli alla tradizione e al tempo stesso autenticamente cittadini del mondo moderno, "inculturando" così la nostra fede ed essendo in tal modo una fonte di guarigione per questo stesso mondo moderno. (...). 

4. PRENDERE CONGEDO DAL CREDO

Quali sono i cambiamenti più necessari? Per iniziare, il Credo deve essere riformulato di nuovo. (...). Per dirlo in breve, la confessione che Gesù è «Dio da Dio, Dio vero da Dio vero», che dal Concilio di Nicea è stata il pilastro centrale della fede cristiana, è ormai insostenibile.

(...). Nella modernità, ogni dichiarazione deve poggiare su basi verificabili, non solo su credenze. Ma come si potrebbe dimostrare che un essere umano è allo stesso tempo il Dio trascendente? (…). Inoltre, non dobbiamo dimenticare che, nella prima metà del I secolo, Gesù non era considerato Dio né venerato come tale. Il dogma di Nicea è uno sviluppo successivo, risultato di cause storiche, ed è, in un certo senso, una deviazione dalla fede originale.

Ma perché cambiare questo dogma in maniera che Gesù resti il centro della nostra esistenza e la fonte della nostra salvezza? Per la convinzione, basata su fatti e parole, che in lui l'Amore Assoluto si è rivelato a se stesso nella forma più espressiva. È questo senza dubbio il cuore della nostra fede cristiana. Non dobbiamo aspettare altro salvatore; per noi lui è il nostro Alfa e Omega. Dobbiamo solo seguirlo.

Ma il dogma niceno è solo uno degli articoli di fede del Credo che chiaramente implicano un'immagine teista di Dio. Ve ne sono altri. In primo luogo, quello della nascita virginale di questo salvatore dell'umanità. (…). In questo caso, troviamo solo una spiegazione pre-moderna e pre-scientifica di un'esperienza reale. I seguaci di Gesù avevano sperimentato che (…) era nato un nuovo e meraviglioso tipo di essere umano, una nuova creazione, che era pura espressione di Dio. (…). Pertanto, (…) in una specie di sguardo retrospettivo attribuirono questo concepimento non a un uomo in carne e ossa, ma all'attività creatrice dello Spirito di Dio, volendo indicare così che tutta la vita di Gesù, fin dal principio, era stata guidata dallo Spirito di Dio. Nella tradizione biblica, lo Spirito o Soffio di Dio è una forza creativa che riempie di vita l'universo e lo rinnova, spingendolo verso la sua perfezione. La pienezza di vita che i seguaci di Gesù sperimentarono in lui è la realtà che soggiace al mito del concepimento senza seme umano. Così inteso, questo articolo del credo può essere accettato da una persona moderna, che sia credente o meno.

5. L'IMPOSSIBILITÀ DELLA RESURREZIONE DEL CORPO

(…). Così come per la nascita virginale di Gesù, anche ammettere la resurrezione del corpo è una negazione della verità scientifica, una negazione che rende impossibile l'integrazione della fede alla modernità. Come può risolvere il problema la fede moderna nell'Amore Assoluto che si esprime in tutto ciò che esiste (...)? Da un lato, la modernità (…) non può ammettere il miracolo della resurrezione di una persona morta e, dall'altro, questo articolo di fede, insieme a quello della divinità di Gesù, è al cuore della fede cristiana. 

(...). La fede moderna risolve questo antagonismo allo stesso modo del problema della natura divina di Gesù, cioè cercando l'esperienza che si nasconde dietro questa formula. Tale formula mostra chiaramente l'influenza dell'epoca in cui fu elaborata, e pertanto non è immutabile, al margine del tempo, ma può essere sostituita se necessario – e ora lo è – al mutare dell'epoca. Che esperienze soggiacciono all'immagine della resurrezione? L'esperienza del popolo ebraico di essere oggetto dell'eterna cura del Potere trascendente, da esso chiamato Yahvé, e della sua promessa di dare la vita ai suoi fedeli. (…). I profeti si spingevano persino a parlare, in maniera ispirata, di una storia d'amore, di un matrimonio. Tali immagini esprimevano la certezza – basata sull'esperienza – che Yahvé premiava i suoi fedeli con la felicità. Tuttavia, la crudele persecuzione della fede ebraica nel II secolo a. C. da parte di Antioco Epifane mostrò che la fedeltà a Yahvé, invece che vita, poteva portare tortura e morte. La fede incrollabile in Yahvé generò allora la convinzione che avrebbe dato un'altra forma di vita alle vittime. E poiché nella cultura ebraica non esisteva il concetto dell'essere umano come un'anima immortale in un corpo mortale, ma come un'unità, era la persona completa a dover avere una nuova opportunità. La nuova vita della vittima avrebbe dovuto essere corporea e terrena e poiché gli ebrei non cremavano i loro morti, ma li seppellivano in terra come se restassero lì addormentati, sorse l'idea che Yahvé un giorno li avrebbe risvegliati. E così nacque l'idea della resurrezione. (…).

6. UNA DEFINIZIONE MODERNA DELLA RESURREZIONE DI GESÙ...

(...). Riassumendo brevemente: Dio è l'Amore Assoluto, la cui auto-espressione è il cosmo. Questa auto-espressione culmina nell'amore gratuito che emerge nella specie umana e soprattutto in Gesù. Perché amando senza limiti e abbandonando tutto per amore, finanche la propria vita, Gesù è diventato totalmente uno con l'Amore Eterno, partecipando pienamente del suo potere creativo. E pertanto, così come possiamo dire che Dio vive illimitatamente ed è la Fonte di ogni vita, possiamo dire che anche Gesù vive, non più biologicamente, ma esistenzialmente. Che possiamo arrivare a lui, che può arrivare a noi, e che ci permette di partecipare della sua pienezza. (...). Pertanto, (...) vita eterna, in questo caso, significa: vita raggiunta, vita compiuta, che condivide l'essenza inimmaginabile dell'Amore Assoluto. (...). 

Per molti cristiani (...), sarà assai difficile accettare questo nuovo modo di parlare. Sicuramente molto più astratto rispetto a quello relativo alla resurrezione corporale di Gesù, con la sua emotiva storia di apparizioni. Cosa rispondere, allora, a chi ci chiede cosa ci guadagniamo parlando nei nuovi termini? Che con questa nuova forma di esprimerci il nostro messaggio cristiano non risulta più inaccessibile a tutte le nostre sorelle e i nostri fratelli contemporanei anche solo un po' familiarizzati con la scienza.

Ma se la resurrezione è solo una parola mitologica per esprimere gli effetti rivitalizzanti dell'amore, Gesù non può essere l'unico ad essere risorto. Di ogni essere umano possiamo dire che, secondo il grado del suo amore, vince la morte e risorge. (...). Egli è il primogenito, perché il suo amore supera, di molto, l'amore di tutti noi, ma tutti prendiamo parte della sua unità con l'Amore Primordiale, secondo il grado del nostro amore. Quando lui ama e vive in maniera trascendente, noi anche lo facciamo, nella misura della nostra umana insufficienza.

7. …E DELLA RESURREZIONE DEI MORTI

Tutto ciò si applica, in primo luogo, a tutti coloro che chiamiamo "santi". Venerarli significa senza dubbio riconoscere che sono vivi e fonte di ispirazione e, pertanto, resuscitati, senza la benché minima idea di una tomba vuota. (...). Ma quello che si applica ai santi si applica anche a tutti coloro che si sono lasciati guidare dall'amore. Perché l'Amore Primordiale che è Dio ci spinge ad amare i nostri simili. I santi si sono distinti dai cristiani comuni (...) perché hanno risposto in alto grado all'impulso di Dio che li ha orientati verso i loro simili. Ma poiché tutti si lasciano muovere, anche solo un po', ad amare i simili, in qualche grado tutti «ci risvegliamo dalla morte», ossia sopravviviamo alla morte.

Ma per essere mossi dall'amore non è necessario conoscere Gesù e il suo messaggio, per quanto conoscerlo, sentirsene attratti e seguirlo è un prezioso aiuto per crescere nell'amore. Senza dubbio, anche fuori dal contesto cristiano conosciamo uomini e donne che sono una meraviglia di amore disinteressato. Come di molti santi cristiani, anche delle persone che vivono in questo modo possiamo dire che, con la morte, hanno sperimentato la resurrezione. (...). 

Questo approccio illumina anche l'ultimo articolo di fede del credo: la resurrezione dei morti e la vita eterna. Per le persone moderne questa idea è incredibile e quasi ridicola. (...). Ma se intendiamo la resurrezione in maniera moderna come un vivere attraverso la morte nella misura del nostro amore, che è la stessa misura della nostra partecipazione all'Amore Assoluto, allora la strada senza uscita scompare, e con questa ogni irritazione e fastidio. (...). Il cielo, usato nella Bibbia come una parola reverenziale per sostituire la parola "Dio" ed evitare di usare il nome sacro (...) viene a significare la stessa cosa che restare immersi nell'Amore Assoluto. (...).

8. CONSEGUENZE DELLA DOTTRINA DELLA CHIESA

Fin qui il Credo. Ma è tutta la dottrina della Chiesa a basarsi sul pensiero teista. Per questo, (...) essa apparirà in gran parte antiquata ed esigerà una riformulazione moderna. (...).

1. Il dogma mariano e la confessione della Trinità. Per iniziare, le affermazioni e le tradizioni che fluiscono direttamente dal dogma niceno di Gesù come «Dio vero da Dio vero» non hanno più senso. Di conseguenza, dobbiamo smettere di definire Maria come «la Madre di Dio». È, semplicemente, la madre di Gesù di Nazareth. (...). Anche la dottrina della Trinità, come si intende comunemente (...), non è più sostenibile. Per essere chiari, in una visione moderna del mondo, resta inalterata la confessione di Dio come Creatore del cielo e della terra, inteso come l'Amore Assoluto, che nel corso dell'evoluzione cosmica si esprime e si rivela progressivamente, prima nella materia, poi nella vita, poi nella coscienza e quindi nell'intelligenza umana, e infine nell'amore totale e disinteressato di Gesù e in quelli in cui Gesù vive. Inoltre, la confessione di Gesù come la sua più perfetta auto-espressione. E, infine, la comprensione dello Spirito come un'attività vivificante di questo Amore Assoluto.

2. La Bibbia come libro con «le parole di Dio». (...). Come fedeli moderni, non possiamo più dire che Dio parla; possiamo solo dire che l'Amore Assoluto si esprime, perché questa è la forma moderna di intendere la creazione: come auto-espressione dell'essere del cosmo in evoluzione, che culmina nell'essere umano, e infine in Gesù. (...). Allora, cos'è la Bibbia per i fedeli moderni? Un libro di parole umane, i cui autori, dotati di una capacità mistica, hanno cercato di esprimere le proprie intense esperienze del Meraviglioso trascendente, che si esprime continuamente nel cosmo e specialmente nelle menti umane più ricettive. La mente umana, tuttavia, ha sempre a che fare con limitazioni personali e culturali (...). Per questa mescolanza di ispirazione divina e di lacune umane, e a causa della profonda breccia culturale tra gli autori e i lettori moderni, e perché spesso sorgono equivoci su tale breccia, dobbiamo leggere la Bibbia con una mente critica. Si può paragonarla a una miniera d'oro: tonnellate di pietra inutile e sabbia, dove a volte troviamo once d'oro. (...). Grazie a questo oro, e malgrado le tonnellate di sabbia, per noi continua ad essere sacra. (...). 

3. I dieci comandamenti. (...). Se Theos, questo legislatore celestiale e giudice che castiga (o premia) scompare, allora scompaiono anche i suoi comandamenti (...). Cos'è che prenderà il posto di questa legge etica? L'etica dell'amore. Perché la Realtà Ultima ci spinge all'amore e questa spinta è il vero imperativo assoluto. In questa etica il bene non è più ciò che prescrive una qualche legge, ma ciò che nasce dall'amore e nella misura in cui nasce dall'amore. Questa nuova etica coincide in gran parte con la vecchia, perché quei precetti sono anch'essi derivati dall'impulso dell'evoluzione cosmica, che in se stessa è pura auto-espressione progressiva dell'Amore Assoluto. Un impulso evolutivo sempre attivo che spiega il progresso etico verso l'umanizzazione. (...). Ma la nuova etica differirà chiaramente dall'etica tradizionale della Chiesa in merito alla sessualità. (...). Il prossimo Sinodo dei vescovi a Roma mostrerà quanto siano pronti i leader della Chiesa a dare il benvenuto a questa nuova etica.

4. Il potere ecclesiastico, struttura o gerarchia. (...). Senza dubbio, la nuova immagine di Dio significa la fine di ogni istituzione che giustifichi le proprie idee come un mandato di Theos, un Dio nell'alto dei cieli. (...). Ma non sarà che l'abbandono della gerarchia e del suo Magistero ci condurrà necessariamente all'arbitrarietà e al caos? Assolutamente no. Perché ogni comunità umana (...) produce spontaneamente le strutture di cui ha bisogno e anche l'indispensabile struttura dell'autorità. Quanti esercitano il potere nella comunità ricevono questo mandato dalla comunità stessa, in cui è all'opera lo Spirito creativo, e non da un Dio immaginario nell'alto dei cieli (...). Per questo non è più significativo se la persona investita dall'autorità sia un uomo o una donna. (...).

5. La fine del sacerdozio. Con la gerarchia pre-moderna, scompare anche il sacerdozio. I sacerdoti appartengono al mondo delle religioni, dove sono stati sempre considerati e venerati come mediatori indispensabili tra gli dei, o Dio, e l'umanità. Ma per i fedeli moderni non c'è più bisogno di questi mediatori, perché Dio è l'Amore Assoluto che si esprime in tutte le cose (...). Cosicché, al posto dei sacerdoti, i fedeli moderni parlano solo di leader comunitari, indistintamente uomini o donne, capaci di animare la fede in Gesù e attraverso di lui in Dio e pertanto scelti ed eletti dalla comunità.

6. La fine non dei rituali religiosi, ma dei sacramenti. (...). Naturalmente, gli esseri umani necessitano di rituali (...) perché hanno bisogno di incontrare la profondità sacra della realtà quotidiana. (...). Anche la Chiesa ha sviluppato rituali (...). Sette di questi si chiamano sacramenti, i quali, all'inizio, presentavano un ricco contenuto simbolico. Per esempio, il battesimo originariamente era un bagno che evocava la rinascita, il rinnovamento. Ma gradualmente hanno perso la loro espressività simbolica, a causa dell'errore della teologia pre-moderna di ritenere come unica cosa importante nel sacramento l'intervento del Dio dei cieli con la sua grazia salvifica e non ciò che possiamo fare noi, esseri umani senza importanza. (...). Così i sacramenti sono diventati solo un segnale diretto al cielo perché apra le sue porte sante. Cosa allora potrà vantaggiosamente sostituire questi segnali (...)? Nuovi rituali possono arricchire, illuminare, curare, non per un intervento divino da fuori, ma alimentando con la loro forza simbolica la nostra umanizzazione. La nuova immagine di Dio ha allora bisogno della creazione di nuovi riti o di un rinnovamento di quelli esistenti, per creare così una nuova liturgia (...).

7. La fine del sacrificio della Messa. Questa nuova immagine di Dio significa anche l'abbandono del cosiddetto sacrificio della Messa e di tutto ciò che nella liturgia della Messa ricorda l'idea del sacrificio. (...). Il concetto del sacrificio cultuale (...) presuppone un Dio antropomorfico, i cui favori, come per le autorità umane, bisogna conquistare con l'ausilio di regali. (...). Ma se smettiamo di corrompere il Dio dell'alto dei cieli e diciamo addio all'interpretazione tradizionale dell'Eucarestia come sacrificio, con quale altra e migliore spiegazione possiamo sostituirla? Cosa diventa la Messa alla luce della nuova immagine di Dio? Diventa una memoria rituale, ispiratrice, del gesto simbolico con cui Gesù (...), con l'aiuto del pane e del vino, ha espresso chiaramente il suo desiderio di alimentare i suoi discepoli con il meglio di se stesso. Questa memoria rituale dovrebbe essere un invito a fare nella vita quotidiana quello che Gesù ha fatto nell'Ultima Cena, cioè stare lì per i suoi compagni, diventare per loro pane e vino.

Tutta la dottrina magica della transustanziazione sviluppata nel Medioevo deve essere anch'essa scartata, perché è valida solo se si crede che esista un Dio nell'alto dei cieli che nel momento in cui il sacerdote pronuncia delle parole magiche interviene miracolosamente per cambiare la natura delle cose. Se qualcosa realmente cambia, non è il pane, che resta pane, ma il significato che gli diamo (...); ora i fedeli lo trasformano in un simbolo della presenza di Gesù nella comunità, che attraverso questo simbolo invita tutti i suoi membri ad essere e a fare quello che lui è e fa. (...). Ma una presenza simbolica è anch'essa un tipo di presenza reale. Perché quello che non è reale neppure esiste.

8. La fine della liturgia come un insieme di regole di protocollo. (...). Nella credenza pre-moderna questo protocollo è considerato come l'espressione della Volontà Divina, e ci si sente colpevoli se non lo si osserva meticolosamente. Ma alla luce della nuova immagine di Dio come Amore Assoluto che penetra tutto perde il suo senso. Con che dovremmo sostituirlo? Con riunioni di preghiera dei fedeli in cui questi (o il presidente della riunione) cerchino di esprimere il meglio possibile la propria unione con Gesù e attraverso di lui con Dio. E dovrebbero farlo con le parole, le immagini e i gesti della propria epoca, non con quelli del Medioevo come nel caso della liturgia pre-moderna. (...). 

9. La fine della petizione e dell'intercessione. La nuova immagine di Dio comporta anche l’abbandono della preghiera di petizione. Perché l'Amore Assoluto non è un governante onnipotente e antropomorfico che si lascia muovere dalle suppliche (...). L'unica forma di supplica che ha senso è pregare perché il nostro amore cresca. In tal caso è l'Amore Assoluto che ci ispira tale desiderio e, se rispondiamo a questo impulso pregando per una maggiore capacità di amore, ne saremo inondati. (...). Cosa sostituirà allora questa preghiera di supplica, con o senza intercessore (...)? Una spiritualità dell'abbandono, nata dalla coscienza che l'Amore Assoluto ci spinge verso una maggiore umanizzazione e che non dobbiamo far altro che seguire questo impulso. (...).

10. La decadenza della cosiddetta dimensione verticale della fede. Questa nuova immagine di Dio significa la caduta dell'enfasi tradizionale sulla pietà e l'obbedienza. (...). Con cosa sostituirla? Con l'enfasi sulla dimensione orizzontale, cioè sulla cura, il servizio e l'impegno generoso per una società più umana, che Gesù ha definito Regno di Dio. (...).

 

9. CONCLUSIONE

Cosa resta del monumento millenario cattolico, se uno abbandona il Theos e diventa un fedele "a-teo"? Non ci sono dubbi: resta l'essenza. E questa essenza (...) è la coscienza del fatto che siamo parte di un cosmo che è l'autoespressione, in continuo movimento evolutivo, dello Spirito creativo, che è Amore, insieme al desiderio di muoverci verso questo Amore, seguendo Gesù, eternamente vivo perché totalmente amoroso. Per chi ne è convinto, è difficile, naturalmente, sentirsi a proprio agio nella vita quotidiana di una Chiesa pre-moderna (...). Ma non dovrebbe comunque lasciare la comunità. Dovrebbe considerare che la forma di fede pre-moderna è stata un cammino per innumerevoli cristiani e per una grandissima parte dell'umanità verso una profonda unione con l'Amore Assoluto. E continua a esserlo per tutti i nostri amici cristiani che ancora non capiscono che i tempi sono cambiati. 

All'inizio sembra che fede e modernità si escludano. Ma non solo non lo fanno, bensì si completano e si arricchiscono vicendevolmente. La fede cristiana arricchisce la modernità liberandola della sua cecità di fronte a una Realtà che ci trascende totalmente e al tempo stesso ci abbraccia. (...). D'altro lato, la modernità arricchisce la nostra fede e la completa, liberandola dall'immagine antropomorfica di un Theos nell'alto dei cieli ereditato dalle generazioni preistoriche. (...). Questa immagine, realtà, è stata uno schermo tra noi e l'Amore Assoluto. (...). Inoltre, se il cosmo è un'autoespressione del Mistero che è Dio, allora io anche appartengo a questa autoespressione e Dio diventa inconcepibilmente vicino a me, più profondo della mia realtà più profonda. E così posso incontrarlo – e questa è la mia più profonda necessità – sempre e ovunque. (...). La modernità e la fede senza dubbio vanno insieme