intervista a Moni Ovadia di Giacomo Russo Spena
da www.micromega.net 31 ottobre 2014
L’avevamo lasciato con quasi 34mila preferenze ottenute come
candidato nel collegio Nord-Ovest per l’Altra Europa con Tsipras, poi la
decisione di rispettare la parola data e di abdicare per tornare al suo
quotidiano lavoro teatrale. “Non sono adatto per le poltrone, mi ritengo
semplicemente un attivista militante”, Moni Ovadia è un uomo di sinistra. Un
uomo – si autodefinisce – “eticamente radicale ma caratterialmente moderato” che
non vuole arrendersi al Patto del Nazareno, al renzismo e alle larghe intese in
Europa: “Auspico un autunno caldo e la rinascita di una sinistra, autentica,
altro che Pd”.
Sabato scorso, due istantanee: da una parte la manifestazione
della Cgil in difesa dell’art 18 e contro il Jobs Act, dall’altra la Leopolda
col premier Renzi. Luciano Gallino ha scritto su Repubblica un
editoriale dal titolo: “La differenza tra destra e sinistra”. Lei è d’accordo?
Se Renzi ammettesse di essere un uomo di destra, sarebbe un gesto
di grande onestà intellettuale. Quando sento parlare di due sinistre, mi vien da
sorridere: quale sarebbe la seconda? Il Pd? E allora io sono Papa. Il Pd non ha
più nulla di sinistra. Massimo Cacciari, non un pericoloso bolscevico come me,
recentemente ha spiegato come quel partito non sia mai veramente nato e che ora
è nelle ferree mani di Matteo Renzi, i cui modelli sono la Thatcher e Blair. Li
copia nella distruzione dello Stato Sociale e delle sue regole. Lo stesso
utilizzo degli anglicismi è indicativo. Perché termini come Local
Tax, Spending
review e Jobs
Act?
Tra l’altro se analizziamo al dettaglio, i termini sono esplicati: Job in
inglese non è lavoro bensì impiego in senso lato, e Act sottintende un gesto
unilaterale, non un accordo tra due contraenti. Renzi ha scardinato qualsiasi
ipotesi di patto sociale.
Però alle Europee prende il 40,8 per cento. Come mai?
E’ un bravissimo comunicatore, si vende bene. Incarna la retorica
del nuovismo contro chi è ancora ancorato al Novecento, peccato lui voglia
tornare all’Ottocento dove si poteva licenziare arbitrariamente. Forse è più
vecchio lui di quella folla che sabato scorso ha invaso Roma in difesa dei
propri diritti.
Non è riduttivo definire Renzi solo come un gran comunicatore?
Non rappresenta altro?
Vince perché altrove c’è il nulla. Grillo ha perso il treno.
Poteva rappresentare un’interessante proposta ma ha sposato veementemente la
retorica dell’urlo. Pur avendo ottimi parlamentari, questo va riconosciuto al
M5S, hanno fallito, non sono riusciti ad incidere e la novità dopo mesi annoia.
Anche la destra è allo sfascio, Berlusconi è un uomo patetico. La sinistra,
quella vera, avrebbe un vastissimo popolo e potrebbe arrivare anche al 20 per
cento.
Ma…
E’ più presa a litigare e dal proprio narcisismo ombelicale che a
fare politica. Ora è in attesa che l’ex sinistra del Pd le getti un osso. Così
tra paura, opportunismo e crisi le persone optano per questo giovanotto tronfio,
con uno stile dinamico e sbarazzino, il quale dice di voler cambiare e
modernizzare il Paese. Conosco gente, autenticamente di sinistra, che per
mancanza di alternative alle Europee l’ha votato.
Dopo l’esperienza elettorale, l’Altra Europa con Tsipras, che era
riuscita miracolosamente ad eleggere tre europarlamentari, è stata animata da
polemiche e divisioni interne. In un editoriale uscito su Il
Manifesto Revelli ha rilanciato
l’idea di un nuovo soggetto della sinistra e dei democratici: “Cambiare l’Italia
per cambiare l’Europa”. E’ quella la sinistra “autentica”?
C’è un disperato bisogno di un’aggregazione del popolo di
sinistra, lo dovrebbero auspicare anche le persone sinceramente democratiche. In
tutta Europa esiste, tranne che in Italia. In Germania abbiamo la Linke, in
Francia un fronte variegato intorno al 10, in Grecia l’esperienza trionfante di
Syriza, in Spagna l’innovazione di Podemos. E da noi? Abbiamo bisogno di una
vera sinistra capace di tutelare il mondo del lavoro, l’ambiente e arrestare
razzismo e deriva ultra liberista. Senza, chi osteggerà il trattato europeo del
TTIP? Chi si batterà per i beni comuni e contro le privatizzazioni? Non abbiamo
l’ambizione di diventare il partito della nazione, ma una forza forte e
dialogante con gli altri.
Intanto mercoledì a Roma è stata caricata a freddo una
manifestazione degli operai contro la chiusura dell’acciaieria Ast di Terni. E’
lecito chiedere le dimissioni del ministro Alfano?
Ovvio, dovrebbe abbandonare il ministero. Decine di operai
vengono licenziati e con la disperazione nel cuore, con vite perse senza più un
occupazione, e magari con figli senza futuro, si riversano nella Capitale per
una manifestazione non violenta e che succede? Vengono caricati e manganellati.
Ma siamo matti? In un’epoca di dramma sociale e aumento delle diseguaglianze,
invece di parlare di solidarietà umana e primaria, si cancellano diritti e
dignità dei lavoratori. Dubito che gli agenti l’abbiamo fatto di loro sponta,
sarà giunto un comando dall’alto. Come succedeva in Gran Bretagna ai tempi della
Thatcher, lì torniamo. I minatori inglesi sanno cosa hanno passato in termini di
repressione per aver osato rivendicare salari dignitosi e tutele. Il caso
Picierno è emblematico, una dirigente di un partito, teoricamente progressista,
che si rivela una forza conservatrice. Renzi elogia in maniera retorica il
dialogo, in realtà va avanti per colpi di autoritarismo a scapito della
dialettica democratica tra le parti. Passami una battuta: il Papa sembra al
momento l’unico leader di sinistra.
E Landini?
Ha un potenziale enorme, un leader già pronto. Quando lo sento
parlare in televisione, vedo l’autenticità di un uomo che la sua vita se l’è
sudata. La schiettezza di un uomo senza doppi fini, che non vuole fregarti. E’
autenticamente indignato. Le sue sono parole pronunciate col cuore perché da
anni vicino alla povera gente e ai deboli. La nostra Italia migliore. Altro che
manganellate.
Cambiamo discorso. Lei da sempre è molto sensibile al tema del
razzismo. Se la Lega ha sposato dalle scorse Europee il pensiero di Marine Le
Pen, non trova che anche il M5S si stia ponendo sulla stessa scia? Di ieri la
notizia che il movimento ha votato in commissione contro il bonus bebé per i
figli dei migranti “regolari”. Che succede?
Era ovvio che scoppiasse la guerra tra poveri, il potere ha
sempre governato col principio del “divide et impera”. E in Europa l’espansione
delle destre nazionaliste e razziste è la conseguenza delle politiche di
austerity delle larghe intese. Due facce della stessa medaglia. Il M5S è nato da
una contraddizione, l’andare oltre gli schieramenti, l’essere né di destra né di
sinistra. Alla fine i nodi vengono al pettine. Se prende la deriva xenofobica
dando voce alla pancia del Paese, coi suoi istinti più beceri, tenderà a
diventare un partito di destra. E perderà molti elettori a sinistra, i quali non
accetteranno alcune prese di posizione sul tema dei migranti. I quali non sono
desiderati perché poveri, non in quanto stranieri perché poi gli sceicchi coi
petrodollari li accettiamo volentieri…