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chi è un santo?

dal blog di Enrico Bassignana http://corrierechieri-almanacco.blogspot.com/- 12/2008

Sono stato a messa, il giorno dei Santi, e mi sarei aspettato di ascoltare una omelia sul Vangelo delle Beatitudini. Il sacerdote, invece, ha affrontato il tema della santità: dei Santi ha sottolineato soprattutto l’aspetto del modello di vita, e su questo sono d’accordo. Però ha iniziato parlando dell’intercessione, e questa è una prospettiva che continua a lasciarmi perplesso.

Tornando a casa ci ho ancora riflettuto su: a lasciarmi dubbioso è la questione della santità nel suo insieme. Attenzione: sono convinto che ci siano state nell’arco della storia, e ci siano oggi, persone che possiamo sicuramente definire ”sante” secondo il senso comune. Individui dalle virtù fuori dal comune, che rimarranno sempre dei modelli cui ispirarsi.

Ma di lì a voler usare un metro di giudizio umano per misurare la santità, credo che ce ne passi. Dirò di più: se la Chiesa volesse trattare i cristiani come adulti nella fede, non dovrebbe nemmeno più essercene bisogno.

Ma le cose vanno tutte all’opposto, e la fabbrica dei Santi funziona a pieno regime. Per farli ci vogliono i miracoli, e chi li compia non è chiaro. Li fa Dio: ma allora c’è di mezzo l’intercessione. Il Santo è uno che ha un buon ”potere di intercessione”.

Funziona così. Una brava persona muore: si prega l’anima sua perché metta una buona parola per ottenere una grazia, e alla prima ”intercessione” miracolosa dimostrata questa persona diventa ”beato”. Allora si ripete il gioco: e alla seconda intercessione che va a buon fine si diventa Santi. Perché per la canonizzazione di miracoli ne occorrano due e non  quattro, o dieci, non l’ha mai spiegato nessuno. Né è chiaro come funzioni per le canonizzazioni collettive, o se abbiano speranza di diventare Santi i beati il cui primo miracolo risale magari a otto o dieci secoli fa.

E poi non è chiaro perché Dio (che è l’unico a poter fare i miracoli o a concedere le grazie) di suo una certa cosa non la farebbe, ma se è Sant’Enrico a chiederla a mio nome, previa accensione di candela regolamentare, si lasci convincere.

Io credo che i Santi non siano impiegati dell’ufficio per le raccomandazioni, ma tanti esempi cui, in momenti diversi della propria vita, trarre spunti su cui riflettere.

Tutto il resto, a mio avviso, è una sovrastruttura di cui la Chiesa farebbe meglio a liberarsi. Di certi santuari che si sono trasformati in supermercati del sacro, per esempio, o di certe concessioni al macabro: penso alla sosta a Chieri del reliquiario con l’occhio della Beata Morano. Davvero non esistono altri modi per parlare di Dio all’uomo di oggi?